Magnesio, iperico, agopuntura, massaggi, diete ricche di soia. Il 53% delle donne americane in menopausa ha provato, almeno una volta, ad alleviare i disturbi tipici di questo periodo critico della vita con rimedi diversi da quelli previsti dalla medicina tradizionale. Ma, mette in guardia la North American Association (NAMS) in un articolo sulla rivista Menopause, bisogna fare attenzione al “fai da te”. Le scelte cosiddette alternative o complementari devono essere suggerite da un medico e non tentate su consiglio di amiche.
«C’è ancora molto da sapere nell’ambito delle medicine alternative e complementari», dice Wulf Utian direttore medico della NAMS «E le donne devono capire che il fatto che un rimedio appaia come naturale non vuol dire necessariamente che non comporti dei rischi».
A spingere le donne a fare incetta di prodotti erboristici di loro iniziativa, senza prima avere consultato il proprio dottore, dicono gli scienziati della NAMS, è soprattutto il timore verso i potenziali rischi della terapia ormonale. Ma molti di questi rimedi hanno, nella migliore delle ipotesi, la stessa efficacia di un placebo. In altri casi possono interferire con i farmaci prescritti dal ginecologo o dall’endorinologo. Sì, perché molte donne viaggiano sul doppio binario, quello ufficiale e quello “alternativo-naturale”, convinte che le due terapie siano complementari e compatibili.
Nella guida della NAMS, recentemente aggiornata, leggiamo invece che non è così: « Dato che alcuni prodotti erboristici hanno degli effetti sul metabolismo dei farmaci o sul flusso mestruale i medici dovrebbero domandare alle loro pazienti se fanno uso di integratori dietetici o rimedi naturali, soprattutto se è prevista una terapia a base di farmaci».
Ecco quali sono le soluzioni alternative più gettonate tra le donne in menopausa ma anche nel periodo pre- e post.
Agli isoflavoni e a una dieta ricca di soia vengono attribuite proprietà utili a ridurre i sintomi le vampate di calore. Ma, sottolineano i medici della NAMS, i trial clinici finora hanno accertato benefici simili a quelli di un placebo. L’Actaea racemosa, approvata dal Ministero tedesco della Salute come terapia per la sindrome premestruale, la dismenorrea e la menopausa, ha effetti simili agli estrogeni, ma il meccanismo con cui agisce non è ancora stato del tutto chiarito. L’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum) può agire sull’umore solo nei casi di leggera depressione. L’agopuntura, sostengono gli esperti americani, non è ancora riuscita a dimostrare alcun evidente beneficio.
L’autogestione della menopausa non è indicata neanche per quanto riguarda gli integratori di minerali o vitamine. Molte donne superano abbondantemente la dose di calcio raccomandata: l’incremento, rispetto alle abitudini precedenti deve essere di 500 mg al giorno e non maggiore. Il disinvolto ricorso a integratori multivitaminici non preserva le donne dal rischio di malattie croniche. Tanto vale risparmiare soldi e puntare su un’alimentazione più sana, sostengono i ricercatori della NAMS che il prossimo gennaio pubblicheranno i risultati di un’analisi condotta tra il 2007 e il 2010, sugli effetti del “fai da te” in menopausa
