Riabilitazione (di mente e corpo) indispensabile per il benessere dei malati di cancro

Il Cerion di Firenze festeggia 10 anni di attività, frutto della sinergia tra pubblico e no profit. Un paziente su tre soffre, anche dopo anni, gli effetti collaterali delle terapie

Ogni anno in Italia oltre 365mila persone si ammalano di tumore. Fortunatamente molte di loro guariscono o convivono per anni con la patologia e dopo le terapie tornano alla loro quotidianità lavorativa e familiare. Ma statistiche recenti hanno messo in luce come, anche a distanza di molti anni dalle cure, un paziente su tre soffra di conseguenze fisiche e psicologiche. Lo sanno bene gli esperti del Cerion, il Centro di Riabilitazione Oncologica di Firenze, che ha compiuto 10 anni di attività nei giorni scorsi. Nato nel 2005 grazie alla sinergia tra l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica e la sezione fiorentina della la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, in questi decennio il Cerion ha accolto e curato migliaia di pazienti oncologici: 1.200 circa sono stati inseriti in un percorso di sostegno psicologico e 2.500 sono stati seguiti nella riabilitazione fisica, con un programma personalizzato e calibrato sulle singole esigenze. Per un totale, tra visite, colloqui e sedute di fisioterapia, di circa 70mila prestazioni erogate.

Dopo la malattia

Se grazie a diagnosi precoce e terapie sempre più efficaci il numero di guariti e lungosopravviventi al cancro è in crescita in tutto il mondo, è però fondamentale garantire a questo esercito di persone (in Italia le ultime stime parlano di quasi tre milioni di survivors) anche una buona qualità di vita e la riabilitazione è un passaggio fondamentale, ma troppo spesso negato ai malati. Le soluzioni esistono: fisioterapisti e riabilitatori specializzati a seconda dei disturbi per curare il corpo, medicinali di sostegno contro gli effetti collaterali delle terapie e psicologi per aiutare la mente a far fronte a una battaglia difficile, potenziando le risorse individuali. «Quella del Cerion è stata un’esperienza decisamente pioneristica nel panorama della riabilitazione oncologica italiana e il modello di assistenza offerto dal Centro conserva ancora intatta la carica innovativa che lo ha contraddistinto fin dagli inizi, visto che riunirsce, all’interno di un’unica struttura, professionisti con competenze multidisciplinari in grado di prendersi cura dei pazienti sia a livello fisico che psicologico – racconta Maria Grazia Muraca, direttore del Centro -. Con un unico, ambizioso, obiettivo: aiutarli ad affrontare il cambiamento che l’esperienza della malattia porta inevitabilmente con sé».

Port à porter

«L’impatto con il tumore è spesso un’esperienza traumatica – racconta Giovanna Franchi, responsabile del servizio di Psico-oncologia della Lilt –, ma può diventare anche un’opportunità per imparare a conoscersi meglio e scoprire risorse inaspettate». Ne è una testimonianza il video Port à porter, che fin dal titolo gioca con le parole trasformando il port (un dispositivo che permette di avere un accesso venoso centrale permanente, in pratica un catetere inserito sotto la cute dei pazienti per effettuare prelievi di sangue e somministrare le terapie) in un oggetto «pronto da indossare». «Il video – spiega l’autrice Rosella Roselli – nasce dalla mia storia personale, che inizia con una diagnosi e prosegue con la sua accettazione. Il video documenta un lungo percorso e le sue varie fasi: dalla paura, rassegnazione fino alla consapevolezza passando dall’appropriazione gioiosa dell’oggetto. Spero che questo progetto possa essere di aiuto a tutte quelle donne che come me hanno intrapreso e intraprenderanno questo cammino faticoso».

Un percorso di cura omnicomprensivo

«Il Cerion – spiega Gianni Amunni, direttore generale di Ispo – è un’esperienza unica, nata dalla sinergia tra il servizio pubblico e il mondo dell’associazionismo no profit. Una collaborazione proficua che, in questi anni, ha creato un vero e proprio modello di assistenza che tiene conto di tutte le esigenze dei pazienti, puntando al miglioramento della qualità della vita». Qui il percorso di riabilitazione comprende tutta una serie di attività che aiutano le persone a tornare a guardare con fiducia al futuro e a mantenersi in buona forma fisica (un aspetto troppo spesso sottovalutato, ma che ha invece importanti conseguenze sia sul benessere generale che nel tenere lontano possibili recidive del tumore): dalla danza all’arteterapia, dallo yoga alla scrittura, passando per nuoto e nordic walking, fino alle vogate sull’Arno. Ci sono poi anche gli incontri per dare una risposta esauriente alle tante domande dei pazienti: si parla di diritto del lavoro, di rischio genetico, dei benefici della dieta, ma anche di sessualità e delle difficoltà che si incontrano nel dialogo in famiglia.

 

 

  

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