Le erbe «amiche» dei pazienti oncologici esistono e possono servire per risolvere o alleviare alcuni sintomi, come la stanchezza o la depressione, oppure la disappetenza e tanti altri disturbi, quando per esempio i farmaci non siano sufficienti, o quando i farmaci prescritti non siano tollerati. In molti casi utilizziamo le erbe anche a scopo preventivo, per esempio nel caso di alto rischio dovuto a familiarità, oppure all’esposizione a tossici ambientali oppure ancora a stili di vita non adeguati. Di seguito alcuni estratti del libro «Le erbe anti cancro. Per prevenirlo, alleviare i sintomi e gli effetti collaterali dei farmaci» di Fabio Firenzuoli, Francesco Epifani e Luigi Gori (Edizioni LSWR, 2018, 288 pagine, 19,90 euro) e alcuni esempi di tumori per i quali è provata l’utilità di determinate erbe.
Erbe «amiche»
Aggredire il cancro come tale è compito del chirurgo, dell’oncologo, del radioterapista. Le erbe medicinali possono essere di aiuto per tutto quello che sta attorno al tumore, cioè per il paziente, anche già inserito in un percorso di terapia oncologica. Le erbe “amiche” possono servire per risolvere o alleviare alcuni sintomi, come la stanchezza o la depressione, oppure la disappetenza e tanti altri disturbi, quando per esempio i farmaci non siano sufficienti, o quando i farmaci prescritti non siano tollerati. E non è poca cosa migliorare la qualità della vita in un momento di difficoltà importante. Oppure ancora possono servire per migliorare la risposta immunitaria dell’organismo contro il tumore. In molti casi poi utilizziamo le erbe anche a scopo preventivo, per esempio nel caso di alto rischio dovuto a familiarità, oppure all’esposizione a tossici ambientali oppure ancora a stili di vita non adeguati. Avere, quindi, erbe medicinali in grado di risolvere o ridurre alcuni disturbi può essere importante, anche molto importante, non solo per ridurre il numero dei farmaci da assumere, ma soprattutto per far stare meglio il malato. La tonicità fisica, il ripristino dell’energia vitale, la riduzione dello stress e il sentirsi bene sono già un buon inizio di percorso. E le erbe amiche del paziente a questo mirano.
Terapie naturali per il cancro
Spesso il paziente oncologico ha subìto uno o più interventi chirurgici, è in chemioterapia o sta facendo cicli di radioterapia, e le sue sofferenze, ansie e preoccupazioni coinvolgono anche i familiari, che sono tutti mobilitati alla ricerca di qualunque cosa possa migliorare la salute fisica e psicologica del loro congiunto, colpito dal “mostro”. Ecco perché tale ricerca spesso si traduce nella richiesta di cose naturali, nella speranza che facciano meno male possibile, a differenza dei farmaci che notoriamente sono tossici. E farmaci anticancro di origine naturale ce ne sono, efficaci, ben studiati, già in uso clinico da anni: basti citare il taxolo e i suoi derivati ottenuti dal Tasso (paclitaxel ecc.), gli alcaloidi della Vinca e i suoi derivati (vincristina, vinblastina, vinorelbina), i derivati della podofillina (etoposide, teniposide) dal Podofillo e l’irinotecanderivato dalla Camptoteca. Sulla maggior parte delle erbe si hanno numerose informazioni, ma spesso parziali. Molte erbe che non hanno completato il percorso di verifica scientifica, sempre più spesso, vengono benedette sui social network e santificate subito come rimedi anticancro. Spesso senza alcuna razionalità, senza la consapevolezza della reale utilità o inutilità, senza neppure la minima percezione del rischio e, ovviamente, senza alcun controllo clinico. Per esempio, il giudizio è ancora in sospeso per Artemisia, Graviola, Funghi, Aloe e molte altre ancora. Tutti esempi di piante “considerate” efficaci dai pazienti, di uso anche comune, per le quali tuttavia esiste una documentazione parziale, talvolta interessante, ma spesso ancora incompleta se non del tutto insufficiente.
Erbe per il tumore al colon
La Curcuma (Curcuma longa), spezia ben nota di origine asiatica ormai comune anche sulle nostre tavole, si sta dimostrando particolarmente promettente: studi sperimentali in vitro e preclinici hanno suggerito che l’aggiunta di estratti di Curcuma nella dieta può migliorare l’efficacia della chemioterapia nel tumore del colon-retto. Va comunque ricordata la peculiarità della curcumina, cioè quella di essere un agente chemio-radiosensibilizzante. La curcumina, oltre che migliorare l’efficacia della terapia, ha anche dimostrato di proteggere gli organi e i tessuti sani come fegato, reni, mucosa orale e cuore dalla chemioterapia e dalla tossicità indotta dalla radioterapia. La silimarina (estratta dai semi del Cardo mariano) è una sostanza già molto utile per risolvere anche il problema della scarsa biodisponibilità della curcumina. Inoltre, un suo componente in particolare – la silibina – si sta rivelando molto utile come agente chemiopreventivo nella tumorogenesi, ma anche nella riduzione della crescita dei polipi intestinali. Astragalo: gli studi attuali si concentrano principalmente sui suoi effetti immunomodulanti, antiossidanti e antinfiammatori. Il fungo Reishi (Ganoderma lucidum) occupa un posto importante nella medicina tradizionale di Cina, Giappone, Corea e altri Paesi asiatici: è usato come immunostimolante ed è stato studiato anche per il suo potenziale antitumorale. Si studiano anche il Chiodo di Garofano (che si ottiene dall’Eugenia caryophyllata), il triptolide (uno dei maggiori componenti del Tripterygium wilfordii), il Panax notoginseng.
Erbe per il tumore al polmone
La pianta medicinale più studiata in assoluto su pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC ) è l’Astragalo, pianta tipica della medicina tradizionale cinese. Negli ultimi dieci anni sono state pubblicate almeno tre ampie e documentate revisioni sistematiche della letteratura condotte su numerosi studi clinici, per un totale di oltre 9mila pazienti affetti da tumore polmonare: i pazienti trattati con chemioterapia e preparati a base di Astragalo hanno presentato statisticamente una migliore qualità e una durata maggiore della vita rispetto a quelli trattati solo con la chemio. In alcuni casi si trattava di preparazioni tradizionali cinesi tutte a base di Astragalo (spesso con molte altre erbe), in altri addirittura estratti purificati assunti in forma di medicinale per via iniettiva. Si sono avuti miglioramenti anche circa la riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia. Polisaccardi dotati di caratteristiche immunocompetenti simili a quelle dell’Astragalo sono presenti anche in alcuni funghi medicinali, e tra questi il Coriolus versicolor. In una recente metanalisi è stata valutata positivamente l’associazione tra un medicinale cinese in forma iniettiva a base di Ginseng, Astragalo, Cantaridina e Eleuterocco e la chemioterapia. Allo studio anche Curcuma longa, Rabarbaro, saponine del Panax notoginseng, berberina (estratta dal Rhizoma coptidis), Ginseng siberiano (Eleutherococcus senticosus), estratti della comune Carota (Daucus carota), partenolide (costituente principale del Tanacetum parthenium).
Erbe per il tumore alla prostata
Il cancro della prostata per incidenza è il più comune tumore nell’uomo e al quarto posto nella popolazione generale (a parte quelli della pelle). Quindi è molto frequente, ma fortunatamente ha una bassa incidenza sulla mortalità, perché è un tumore ben curabile anche molto a lungo. La maggior parte di questi tumori colpisce l’uomo dopo i 65 anni e ha una buona prognosi. Ci sono numerose piante medicinali che provocano l’apoptosi cellulare del tumore della prostata (ovvero la morte cellulare programmata). Il Tè verde è considerata quella più efficace per vari tipi di cancro. Studi osservazionali e studi randomizzati e controllati lo confermano: c’è una tendenza di ridotta incidenza di tumore prostatico a ogni aumento di una tazza al giorno di Tè verde. Sperimentalmente il succo di Melograno sopprime la segnalazione delle cellule infiammatorie, inibisce la crescita del tumore della prostata e riduce i livelli di PSA, e la supplementazione con una miscela di Tè verde, Melograno, Broccoli e curcumina ha comportato una riduzione del tasso di aumento del PSA tra gli uomini con carcinoma della prostata. Il succo del Melograno va comunque assunto con cautela perché può aumentare la biodisponibilità di altri farmaci assunti contemporaneamente. Anche la natura chemiopreventiva e chemioterapica della curcumina come agente terapeutico per il trattamento del cancro alla prostata è assai promettente: le preparazioni migliori sono quelle con Curcuma in nanoemulsioni, nanoparticelle, fitosomi, liposomi o ciclodestrine. Conoscendo il ruolo degli ormoni nello sviluppo del carcinoma prostatico, sono intuibili gli effetti sul tessuto del carcinoma prostatico esercitati da numerose sostanze vegetali, si cui sono in corso studi: Tribulus terrestris,Fitoestrogeni di Soia, Tisana Caisse (Essiac), Serenoa repens, Resveratrolo, Baicaleina, Acido ursolico, Sulforafano.
Erbe per il tumore allo stomaco
Un’alimentazione ricca in Crucifere è raccomandabile a chiunque, in quanto sono utili nella riduzione del rischio cancerogeno ad ampio spettro. Le sostanze fitochimiche sono meglio sfruttate dagli stessi pazienti se assunte sotto forma di bevande estratte con centrifuga. Tra queste primeggia il succo di cavolo (sia esso inteso come cavolfiore, broccoli, verza o cappuccio, sia come altre crucifere: rape, ravanelli, rucola, rafano). Il sulforafano è il più importante principio attivo, sia per prevenire la degenerazione maligna dell’epitelio, sia per le possibili sinergie d’azione con eventuali cicli di chemioterapia. Chi mangia cavoli o altre crucifere almeno una volta alla settimana ha una riduzione del rischio di tumore allo stomaco del 20%. La sostanza attiva più importante è il lentinano, un polisaccaride che deriva dal micelio del corpo del fungo Shiitake(Lentinus edodes), che ha dimostrato attività sinergiche con alcuni chemioterapici (gemcitabina, paclitaxel, docetaxel e cisplatino), nonché anticorpi monoclonali. Risultati positivi anche per Astragalo e Tè verde. Bere il Tè verde ha un sicuro effetto preventivo sulla riduzione del rischio di cancro gastrico, in particolare se si consuma a lungo termine e ad alte dosi (almeno 3-4 tazze al giorno). Al contrario, bere Tè verde troppo caldo aumenta il rischio di cancro gastrico. Allo studio anche Garcinia cambogia, reina (principale antrachinone del Rabarbaro), Zenzero, Liquirizia, triptolide, beta-asarone.
Prevenzione
Il cancro è una malattia in cui si verifica un’alterazione nei normali processi di divisione cellulare, controllati dal Dna della cellula. Uno dei meccanismi più importanti che contribuiscono allo sviluppo del cancro è il cosiddetto danno ossidativo al Dna. Se una cellula con il Dna danneggiato si divide prima che quest’ultimo venga riparato, il risultato può essere un danno genetico permanente. Dunque la prevenzione è fondamentale nella lotta contro i tumori. Si stima che circa il 35% di tutti i casi nel mondo sia causato da una dieta scorretta e, nel caso del cancro del colon-retto, la percentuale può arrivare all’80%. Quando si aggiungono alcol e sigarette, l’incidenza aumenta fino al 60%. La predisposizione genetica si ritiene incida solo per il 20%. Oltre agli stili di vita corretti, la letteratura scientifica indica che anche molti prodotti naturali hanno un’azione preventiva contro i tumori: il gruppo più importante riguarda gli antiossidanti, poi i fenoli, il resto rientra nei gruppi reattivi di vario genere che hanno proprietà protettive verso le cellule. Questi prodotti naturali si trovano nelle verdure, nella frutta, nelle piante e soprattutto negli estratti di erbe medicinali. La maggior parte degli antiossidanti alimentari è rappresentata dai fenoli o composti polifenolici, come gli isoflavoni della Soia, le catechine del Tè verde, gli esteri fenolici del Caffè, i fenoli acidi del vino rosso, la quercetina della Cipolla e l’acido rosmarinico del Rosmarino e soprattutto dagli antociani, i pigmenti responsabili del colore nero-violaceo, abbondanti in particolare nei piccoli frutti del sottobosco, ma anche nel melograno.
Interazioni
Il paziente oncologico è tra quelli maggiormente a rischio di interazioni indesiderate tra erbe/integratori e farmaci, in particolare durante la chemioterapia. Fondamentale evitare il “fai da te”. Con l’aumentare del numero di erbe presenti in un prodotto naturale, si rende praticamente imprevedibile il rischio di interazioni e la tipologia di effetti che ne possono scaturire. Questo vale a maggior ragione in presenza di farmaci biologici o immunoterapici. Un problema importante a livello chirurgico può essere un eccessivo e inaspettato sanguinamento, che potrebbe essere favorito dall’utilizzo di prodotti a base di zenzero, una pianta medicinale molto usata dai pazienti oncologici a scopo antinausea, peraltro oggi reperibile in molti negozi di ortofrutta, e utilizzata spesso anche come condimento. Il suo uso a scopo curativo dovrebbe essere interrotto prima dell’intervento.
Attenzione alle «bufale»
Il paziente oncologico deve stare molto attento a non rimanere intrappolato da false notizie o addirittura da ciarlatani, plagiato da sette pseudoreligiose o guaritori senza scrupoli, che riescano a convincerlo, come purtroppo talvolta succede, a non eseguire gli accertamenti diagnostici di base, utili sia nella prevenzione sia nella diagnosi precoce di una patologia oncologica. Possiamo con molta tranquillità e sicurezza affermare che: i clisteri di caffè non curano i tumori; il succo di limone al mattino non cura i tumori; il centrifugato di cetriolo e finocchio non cura i tumori; la tisana di René Caisse (infermiera canadese vissuta nel secolo scorso) non cura i tumori; la tisana di Tarassaco non cura i tumori; le foglie di Cavolo applicate su noduli tumorali non li curano; i bagni di fieno non curano i tumori; le mandorle amare dell’albicocca non curano i tumori e anzi, per l’amigdalina che contengono, sono rischiose.
