Un nodulo sotto pelle? Non temere i controlli Gran parte delle lesioni hanno esito benigno

I noduli al seno sono un riscontro comune nelle donne di tutte le età e non necessariamente coincidono con la presenza di una lesione di natura cancerosa o precancerosa. Anzi, in oltre il 90% dei casi hanno una causa benigna

Roma, 8 giugno 2012 – I noduli al seno sono un riscontro comune nelle donne di tutte le età e non necessariamente coincidono con la presenza di una lesione di natura cancerosa o precancerosa. Anzi, in oltre il 90% dei casi hanno una causa benigna. Frequenti nell’età riproduttiva, nel caso di noduli al seno benigni particolarmente dolorosi con le mestruazioni, il contraccettivo ormonale attenua il dolore, e fa calare il volume della massa. In ogni caso è necessario rivolgersi al medico specialista quando o si riscontra un nodulo mammario o compare improvvisamente un dolore al seno. I noduli maligni sono il tumore più comune nelle donne e la seconda causa di decessi per cancro nei soggetti di sesso femminile.

I principali fattori di rischio si dividono in genetici, ambientali e costituzionali. Vi sono famiglie in un cui questa malattia è particolarmente frequente, mentre l’età della paziente, l’età alla prima mestruazione, l’età del primo parto e alcuni fattori ormonali sono tutti dati che aiutano e definire il rischio e il grado di malignità della patologia, qualora sia stata riscontrata. Tra i fattori ambientali assumono particolare rilevanza il fumo e l’alimentazione, con il consumo di verdure verdi a foglia larga che abbassa l’insorgenza di questo tumore con meccanismi che devono ancora essere del tutto spiegati.

I noduli maligni si dividono in duttali, quando provengono dai condotti del latte all’interno del seno e lobulare, quando provengono dal tessuto mammario circostante i dotti. Sono quattro le armi per curare i noduli maligni al seno. Esse sono la chemioterapia, la radioterapia, l’ormonoterapia e l’intervento chirurgico. La loro efficacia dipende da diversi parametri che spaziano dalla grandezza del nodulo primitivo e quindi dalla prevenzione che la donna ha seguito, alla sensibilità delle cellule maligne nei confronti di farmaci che inibiscono l’attività degli ormoni femminili e dei normali chemioterapici.

Sfruttando la diversità tra il tessuto normale e quello canceroso la Fondazione Veronesi sta finanziando ricerche per arrivare a produrre anticorpi che si fissino sulle cellule maligne attivando una risposta immune identica a quella che consente al nostro corpo di combattere l’influenza o altre malattie infettive. Per il momento questo tipo di studi si sono trasformati in una terapia efficace solo in alcuni tipi di linfoma, ma nel futuro questo connubio tra biologia molecolare e oncologia pare destinato a portare ottimi frutti.

Nel frattempo le donne devono affidarsi sempre di più alla prevenzione

 

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