Le nuove terapie sono certo fondamentali, ma anche una buona comunicazione tra medico e paziente può contribuire ad allungare, oltre che a migliorare, la vita dei malati. A questo tema è dedicata un’intera sessione del congresso dell’Associazione Americana di Oncologia (Asco) in corso a Chicago. «In particolare oggi, in un incontro coordinato da Anthony Back del Fred Hutchinson Cancer Research Center, si discute di come bilanciare speranza e realtà quando si devono affrontare momenti cruciali – spiega Francesco Cognetti, presidente della “Fondazione Insieme contro il Cancro” -: lo choc alla diagnosi, il fallimento di una terapia, il passaggio una malattia che diventa cronica. Una migliore qualità di vita è l’obiettivo a cui puntano molte sperimentazioni, con nuovi e vecchi farmaci, che sono al centro del congresso Asco. Spesso però i pazienti interrompono i trattamenti proprio a causa dei disturbi causati dalle terapie, che possono in gran parte essere arginati con la prescrizione di cure ad hoc, facendo attività fisica o seguendo una dieta sana. Diversi studi hanno dimostrato che un paziente informato aderisce meglio alle cure e vive più sereno, persino più a lungo».
Che esperienza ha questo centro nella cura della mia neoplasia?
Sempre più studi scientifici dimostrano che l’esperienza degli specialisti e la presenza di un’equipe multidisciplinare sono fondamentali per ottenere i migliori risultati. Soprattutto in caso di tumori rari o particolarmente difficili da trattare e da operare, come per esempio quelli di pancreas, ovaio o cervello. Per questo è importante valutare a chi ci si affida e informarsi su come viene curata la neoplasia di cui si soffre nel centro ospedaliero a cui ci si vuole affidare.
Vorrei chiedere un secondo parere, posso?
«Che di fronte a una patologia temibile come il cancro, vedendo messa in pericolo la propria vita, si vogliano consultare più specialisti è normale – spiega Cognetti, che è anche direttore dell’Oncologia Medica all’Istituto Tumori Regina Elena di Roma -. Richiedere la cartella sanitaria completa di tutti gli esami o una relazione clinica dettagliata per poter interpellare un secondo specialista prima di farsi operare o di iniziare una terapia con farmaci o radiazioni è lecito. Non bisogna vergognarsi, ma neppure eccedere con il “doctor shopping” e perdersi in un’infinita serie di medici. Dopo due o tre consulti è bene tirare la somma delle informazioni raccolte e decidere a chi affidarsi».
Ci sono cure per contrastare gli effetti collaterali delle terapie anticancro?
I disturbi più diffusi fra i malati sono rappresentati da stanchezza cronica, nausea, vomito, stomatite, stitichezza e diarrea. In generale, la tipologia di problemi da affrontare dipende molto dal tipo di neoplasia e dai trattamenti fatti, ma l’effetto finale è sempre lo stesso: peggiorano notevolmente la qualità di vita delle persone. Non di rado rendono impossibile il ritorno alla «normalità», il rientro al lavoro, la ripresa delle attività domestiche, sociali o sportive. «Contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia è però spesso possibile ed è fondamentale sia per consentire ai pazienti di seguire le cure fino in fondo, senza doverle sospendere o interrompere perché troppo debilitati, sia per garantire loro la migliore qualità di vita durante e dopo i trattamenti – sottolinea l’oncologo -. Ci sono fisioterapisti e riabilitatori specializzati a seconda dei disturbi per curare il corpo, medicinali di sostegno contro le conseguenze indesiderate terapie e psicologi per aiutare la mente a far fronte a una battaglia difficile, potenziando le risorse individuali».
Prendo già farmaci per atre malattie, che faccio?
La metà dei casi di cancro registrati ogni anno in Italia riguarda gli anziani, che non di rado presentano malattie concomitanti: ipertensione, diabete, insufficienza renale o problemi cardiocircolatori sono frequenti dopo i 65 anni e questo, in caso di una diagnosi oncologica, rende i pazienti più “fragili”, anche perché comporta il fatto che prendano diversi tipi di farmaci. Sono fattori che vanno valutati quando si stabilisce la terapia oncologica e vanno comunicati dettagliatamente agli specialisti coinvolti nella cura del tumore, al solo fine di calibrare meglio la scelta della terapia, mettendo insieme i vari «pezzi del puzzle».
Sto perdendo peso, cosa posso fare? Mi dà consigli sull’alimentazione?
«Non perdere peso è di cruciale importanza per poter proseguire le cure anticancro, anche perché mantenere la massa muscolare riduce gli effetti collaterali delle terapie. Per questo è importante che malati e familiari parlino con il medico se notano un dimagrimento costante: c’è molto che si può fare» ricorda Cognetti. Mangiare bene può aiutare a ridurre la tossicità di radio e chemioterapia, mettere il malato di tumore nella condizione migliore per affrontare le terapie, rinforzare le difese dell’organismo, e contribuire a prevenire le complicanze post-operatorie, diminuendo sia la frequenza sia la durata complessiva dei ricoveri. Spesso quando il cibo diventa un problema bastano anche i consigli pratici di un esperto nutrizionista per “aggirare” l’ostacolo e riuscire a non perdere peso, altre volte è necessaria la nutrizione parenterale (per via endovenosa) quando l’apporto per via orale è insufficiente.
Mi serve un supporto psicologico?
Circa la metà dei malati di cancro sperimenta disagio psicologico: ansia, depressione e disturbi da stress sono molto diffusi. Anche in questo caso non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, se ci rende conto di averne bisogno. È infatti provato che i programmi di supporto psicologico, laddove necessari, hanno riflessi positivi sul loro benessere soggettivo e sul decorso della malattia perché influenzano l’aderenza alle terapie, la relazione medico-paziente e quelle con i familiari. A volte bastano poche sedute, una chiacchierata, alcuni suggerimenti utili o un depliant con delle informazioni e i contatti degli psiconcologi a cui rivolgersi nel caso lo si desideri.
Esistono terapie sperimentali per il mio tumore?
«È ormai naturale che pazienti e familiari cerchino informazioni sulle terapie anche su internet, ma è fondamentale stare attenti a non cadere vittime di bufale e venditori di false speranze a caro prezzo – spiega Cognetti -. La “vecchia” chemioterapia resta un’arma insostituibile per la cura di molti tumori, accanto alle nuove molecole immunoterapiche , alle target therapies, a chirurgia e radioterapia. Quando le cure standard non fanno più effetto o quando sono disponibili programmi di sperimentazione innovativi e promettenti, è l’oncologo che propone al paziente una cura sperimentale, se esiste e se è praticabile in quello specifico paziente. Qualora questo non avvenga, è fondamentale chiedere al medico se esistono possibili nuovi farmaci da provare ed eventualmente chiedere consulto con un altro centro o specialista, facendosi spiegare bene eventuali possibili benefici ed effetti collaterali».
Cosa mi aspetta dopo il ciclo di cure?
«Quando si inizia una terapia, standard o sperimentale, chirurgica, farmacologica o con radiazioni bisogna sapere a cosa si va incontro – sottolinea l’esperto -. È per questo che esiste il consenso informato. Si devono conoscere i possibili pro e contro. Soprattutto quando guarire non è possibile, introdurre le cure palliative accanto ai trattamenti anticancro «tradizionali» fin dall’inizio dell’iter terapeutico, subito dopo la diagnosi, migliora la qualità di vita e diminuisce la depressione dei familiari che accudiscono un malato di tumore. Aiuta i malati a comprendere meglio la propria prognosi e a fare di conseguenza scelte terapeutiche motivate. Bisogna anche ricordare che i trattamenti aggressivi nei pazienti terminali non migliorano la qualità della vita e serve grande attenzione alla valutazione e ai sintomi, come il dolore o il disagio psicologico».
Avete parlato con il mio medico di base?
Quando il paziente viene dimesso è fondamentale che l’ospedale invii al suo medico di base una relazione completa sullo stadio della malattia, le cure effettuate, i controlli previsti e le possibili complicazioni. L’integrazione fra oncologi e medici di famiglia, che meglio conoscono il malato, è cruciale per gestire al meglio la situazione e le possibili complicanze.
In caso di problemi improvvisi con chi posso parlare?
Il rientro a casa è un momento molto atteso, ma può essere stressante. Possono verificarsi effetti collaterali ai trattamenti, complicanze inattese, problemi nell’assumere le terapie prescritte. «Una buona regola è prepararsi un elenco di domande da fare al medico nel momento in cui ci si prepara alla dimissione – suggerisce Cognetti -, per non dimenticarsi nulla. E poi chiedere un numero di telefono, una mail, un recapito a cui fare riferimento per gli imprevisti: in moti casi può bastare una telefonata con il referente adeguato per risolvere il problema e alleviare l’ansia di malati e familiari».
