Vengono curati (anche con successo) per un tumore, ma questo non basta a farli vivere bene. Sei malati di cancro su dieci hanno più di 65 anni e le problematiche da valutare, oltre alla terapia anticancro, in questa fascia d’età sono molteplici. A stilare la «ricetta» da seguire per offrire ai pazienti oncologici anziani una buona qualità di vita è uno studio americano recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Cancer che suggerisce un tris di consigli: prestare attenzione a eventuali sintomi persistenti, promuovere l’attività fisica nel tempo libero e prendersi cura delle varie patologie, oltre al cancro, tipiche dell’età.
Fare regolarmente movimento migliora il benessere psico-fisico
I ricercatori della University of Alabama di Birmingham hanno tenuto sotto osservazione 1475 persone ultra65enni, la maggior parte delle quali aveva ricevuto la diagnosi di tumore da oltre un anno e non stava più seguendo terapie oncologiche. I partecipanti hanno risposto a questionari riguardanti il loro benessere psichico, fisico, sociale e spirituale, con valutazioni inerenti fattori che hanno un impatto sulla qualità di vita. Ne è emerso che a peggiorare l’esistenza degli interpellati sono soprattutto dolore, fatigue (senso di affaticamento e stanchezza cronici), problemi del sonno, insieme ad altri disturbi indipendenti dal cancro ma tipici dell’età che avanza. Rilevanti appaiono anche le necessità di sostegno, sia fisico che psicologico, che non sempre trovano una risposta, specie negli anziani che vivono da soli.Fare regolarmente movimento, in base alle possibilità di ciascuno, risulta migliorare notevolmente le giornate dei pazienti, che ne traggono giovamento anche emotivo.
L’esperto: «Bisogna sempre consultare un geriatra»
«In Italia i pazienti anziani con tumore vengono in genere ben seguiti dopo la terapia iniziale per gli aspetti relativi alla loro neoplasia – dice Silvio Monfardini, direttore del Programma di Oncologia Geriatrica dell’Istituto Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi di Milano -.In uno studio italiano sul follow up delle neoplasie urologiche, che ho coordinato e che è stato pubblicato sul Journal Geriatric Oncology nel 2017, abbiamo notato che non altrettanto bene viene posta attenzione alle malattie associate e alla disabilità. Né viene chiesto il contributo del geriatra, che andrebbe invece sempre consultato per migliorare la qualità di vita di questi malati. E’ importante, ad esempio, che un geriatra valuti i pazienti prima di un intervento chirurgico anche per poter prevedere le eventuali necessità di riabilitazione. In taluni casi, ad esempio, si potrebbe decidere di procedere con la radiologia interventistica piuttosto che con un’operazione più complessa e faticosa da tollerare. Una valutazione geriatrica è fondamentale anche prima di iniziare un trattamento di radioterapia o un ciclo di chemioterapia, in modo da considerare i possibili effetti collaterali e capire cosa può essere fatto per prevenirli, arginarli, renderli più tollerabili».
Ogni anno in Italia 183mila nuovi casi negli over 70
Ogni anno in Italia più di 183mila tumori vengono diagnosticati in persone over 70, su un totale di circa 365mila nuovi casi registrato ogni anno nel nostro paese. Dopo i 70 anni il rischio di cancro può essere anche 40 volte superiore a chi ha 20 anni. L’invecchiamento generale della popolazione e l’allungamento dell’aspettativa di vita stanno determinando anche un progressivo cambiamento nell’età dei pazienti che accedono alle terapie oncologiche. Non solo, grazie ai successi nelle terapie anticancro, cresce anche la quota di pazienti «anziani»che vivono a lungo dopo il cancro.«Già nel 2015 al Società Americana di Oncologia Medica aveva richiamato l’attenzione sullo “tsunami argentato”, ovvero l’ondata in arrivo di malati oncologici con i capelli bianchi – conclude Monfardini, fra i maggiori esperti al mondo di oncologia geriatrica -. Per essere efficaci, insomma, le cure anticancro devono tener conto del «fattore età», con un obiettivo preciso: stabilire il trattamento più adeguato al singolo paziente, considerando i suoi possibili punti di debolezza, ma anche quelli di forza, visto che molti over 65 godono di buona salute. C’è poi da considerare il possibile “problema solitudine” nel follow up e prevedere eventuali passaggi intermedi tra la dimissione ospedaliera e il rientro a casa. La riabilitazione ha un ruolo cruciale, ma non va trascurato l’impatto psicologico del tumore, prevedendo un sostegno se serve. Anche se l’età avanzata è spesso un vantaggio contro lo sconforto: equilibrio, pazienza, esperienza accumulati negli anni fanno sì che chi ha i capelli grigi, se ben supportato, sia capace di più tolleranza, sia più forte a livello emotivo e più abituato a convivere con l’idea di malattia».
