Donne e tumori, tutto quello che serve sapere per salvare la sessualità

 Le terapie prescritte per curare i più frequenti tumori femminili provocano spesso atrofia vaginale, incontinenza e difficoltà nei rapporti sessuali. Disturbi molto diffusi, a prescindere dal cancro, anche fra le donne che vanno in menopausa. La qualità di vita delle pazienti oncologiche, che sempre più spesso guariscono o convivono anche per lunghi anni con una malattia che grazie alle cure diventa “cronica”, subisce così un duro colpo. Troppo spesso i medici, però, non affrontano questi aspetti «intimi» e solo il 10 per cento delle donne trova il coraggio di parlarne con il medico. Ma i rimedi ci sono e per sensibilizzare clinici e pazienti, oncologi e ginecologi hanno lanciano la campagna nazionale FemiLift, per la qualità della vita della paziente oncologica, presentata nei giorni scorsi al Ministero della Salute.

Superate l’imbarazzo e parlate al medico

Non rassegnatevi, superate l’imbarazzo e parlatene con il vostro medico. Solo così potrete trovare una soluzione a disturbi difficili (e molto diffusi) quali atrofia vaginale, incontinenza, difficoltà o impossibilità di avere rapporti sessuali: conseguenze frequenti del trattamento dei tumori femminili con ormonoterapia, chemioterapia e radioterapia.«Questi problemi, non di rado sottostimati, possono avere un impatto negativo sulla qualità di vita malattia – spiega Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro -: i rapporti sessuali diventano impossibili e le difficoltà nella minzione spesso compromettono le relazioni sociali. Sia i clinici che le pazienti devono imparare a parlarne, perché oggi abbiamo tante terapie a disposizione e nuovi strumenti, come l’uso del laser, che consente di trattare in modo efficace l’atrofia vaginale».

Atrofia vaginale: ne soffre anche la metà delle donne in menopausa

Per sentirsi meno sole, basta una rapida occhiata ai numeri: nel 2016 in Italia sono stati registrati 50.200 nuovi casi di cancro del seno, 8.200 del corpo dell’utero e 5.200 dell’ovaio. «Il 70% delle donne con tumore del seno (quindi oltre 35mila connazionali solo l’anno scorso), va incontro ad atrofia vaginale in seguito alle terapie ormonali utilizzate per combattere la malattia – dice Cognetti -. A cui si aggiungono tutte quelle che dopo chirurgia, chemio e radioterapia possono avere effetti indesiderati». L’atrofia vaginale rappresenta poi una condizione frequentissima nelle donne “sane” in menopausa: «La mancanza degli ormoni sessuali che erano prodotti dalle ovaie (in particolare estrogeni e progesterone) provoca disturbi spesso definiti dalle pazienti come secchezza vaginale – spiega Paolo Scollo, direttore Ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania e past president SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) -: la mancata lubrificazione della mucosa vaginale ne determina ulteriore perdita di elasticità. I rapporti sessuali diventano difficili o impossibili, con ripercussioni negative sul rapporto di coppia».

Attente a questi sintomi

Le donne con atrofia vaginale soffrono anche di cistiti recidivanti. La maggior parte, per pudore o scarsa conoscenza dei sintomi, non ne parla con il medico.«Non vanno sottovalutati oppure “tollerati in silenzio” infezioni vaginali, prurito, irritazione, bruciore, perdite vaginali, disturbi urinari quali disuria, polliachiura (minzioni frequenti e di piccole quantità di urina), stranguria (minzione dolorosa) – continua Cognetti -. E ancora: secchezza della mucosa vulvo-vaginale, diminuzione della libido, difficoltà e dolore nei rapporti sessuali (dispareunia) e incontinenza urinaria, che compaiono rispettivamente in circa il 50 per cento (secchezza e calo della libido), 25-3= per cento (dolore), 15-18 per cento (incontinenza) delle pazienti oncologiche».

L’incontinenza non è inevitabile

Le cifre non lasciano dubbi: il problema incontinenza riguarda, secondo alcune stime, oltre il 40 per cento delle donne che hanno superato i 55-60 anni di età. In genere si tratta di un disturbo di modesta entità, che si manifesta soprattutto sotto sforzo (si parla infatti di incontinenza urinaria da sforzo o da stress) per aumenti anche minimi della pressione addominale, come un colpo di tosse, uno starnuto, una risata improvvisa o il sollevamento di un peso. La perdita involontaria di urina può poi essere una conseguenza indesiderata delle terapie anticancro e, secondo le statistiche, potrebbe interessare una paziente su cinque curata per un tumore di seno, ovaio, utero o vescica.Esistono diverse terapie in grado di contrastare l’incontinenza:  riabilitazione , elettrostimolazione e “biofeed-back” (un apposito macchinario che mostra su video l’effetto dell’esercizio), farmaci, fino a tecniche chirurgiche mininvasive.

Le cure: il laser

«L’uso dei laser è un’opzione efficace perché agiscono stimolando direttamente il collagene, che nel corso della menopausa si indurisce e perde spessore – continua Scollo -. Il collagene riacquista la capacità di produrre muco e la vagina torna all’elasticità originaria e ad essere lubrificata come prima della menopausa. Un particolare strumento, il laser CO2, è adatto anche alle pazienti oncologiche (spesso giovani e in menopausa indotta dalle terapie anticancro) perché ha una sonda più piccola rispetto a quella utilizzata per le ecografie endovaginali. Sono previste 3 sedute, una al mese, di circa 10 minuti. Questa strategia non comporta rischi, non è dolorosa e non provoca effetti collaterali». Un ulteriore campo di applicazione dei laser è quello dell’incontinenza urinaria da stress.

Le cure: creme, unguenti, gel

«Per contrastare l’atrofia vaginale in menopausa «naturale» nelle donne sane è possibile l’uso di basse dosi di estrogeni a livello topico vaginale (creme, unguenti o gel) – dice Scollo -, non utilizzabili però da chi ha avuto una diagnosi di tumore per l’alto rischio di favorire una ricomparsa della malattia. Ci sono poi i gel lubrificanti (trattamenti topici con vitamina E, gel con fitoestrogeni, vitamina D, lidocaina liquida prima del rapporto), che tuttavia in molte donne non hanno alcun effetto o hanno un’efficacia solo a breve termine».

Fumo, cibo e movimento fanno la loro parte

«È importante anche l’adozione di stili di vita sani: no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante – conclude Cognetti -, che hanno un ruolo cruciale per il benessere della persona e a contrastare gli effetti collaterali delle terapie oncologiche. E’ stato scientificamente dimostrato che contribuiscono diminuire significativamente sia il rischio di ammalarsi di cancro, che quello di avere una ricaduta per chi ha già avuto una diagnosi di tumore. E poi servono a ridurre la probabilità di sviluppare malattie fra le più diffuse e letali, come quelle cardiovascolari o respiratorie. Bisogna poi prestare attenzione al peso, sempre e in particolare in menopausa: dopo la fine dell’età fertile, l’obesità è responsabile di circa il 20% delle neoplasie e del 50% delle morti dovute, ad esempio, a tumori mammari».

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