LA FATIGUE

LA FATIGUE

 

Definizione

 

La fatigue è uno dei sintomi più comuni nei pazienti affetti da cancro, appare frequentemente prima che sia diagnosticata la malattia , tipicamente aumenta durante la chemio e radioterapia e può persiste anche a lungo   dopo il trattamento ;  è quindi uno degli effetti collaterali più invalidanti in grado di incidere sulla qualità della vita del paziente tanto che molte persone considerano la fatigue un effetto collaterale più gravoso rispetto al dolore, alla nausea o al vomito.

La fatigue è riportata nel 70-90 % dei pazienti durante i trattamenti attivi e nel 30% dei pazienti a conclusione di un trattamento antitumorale.

La fatigue cancro-correlata può definirsi come “un sintomo persistente, una sensazione soggettiva di stanchezza o esaurimento fisico, emozionale o cognitivo correlato alla neoplasia o al trattamento, non proporzionale alle recenti attività svolte e che interferisce con le normali capacità funzionali del paziente”.

La fatigue è quindi una forma cronica di stanchezza, che viene percepita dal paziente come inusuale o anormale, del tutto sproporzionata rispetto alle attività quotidiane che normalmente la persona svolge. Il paziente spesso la descrive come una sensazione di stanchezza e di perdita totale di energie che non si risolve neanche con il riposo.

 

Cause

 

Multifattoriale è l’eziologia della fatigue cancro-correlata, derivando da una complessa interazione di fattori fisici-psicologici e ambientali.

I fattori più frequentemente implicati sono: l’anemia,la scarsa nutrizione, la ridotta attività fisica l’insonnia e la depressione,  i disturbi metabolici, le alterazioni ormonali , i disturbi del sonno,  le comorbilità respiratorie e cardio-vascolari  e l’accumulo di sostanze tossiche provocato dall’azione dei chemioterapici o dalla crescita del tumore.

 

Valutazione

 

Nonostante la fatigue sia un sintomo così diffuso ed invalidante nel paziente oncologico, rimane largamente poco diagnosticato e inadeguatamente trattato: uno screening di routine si rende necessario per il corretto inquadramento e la corretta gestione della fatigue, allo scopo di riconoscerla tempestivamente e minimizzarne gli effetti negativi sulla qualità di vita del paziente.

Poiché la fatigue  è una sensazione soggettiva, la quantificazione non è uguale per tutti i pazienti,  per cui sono state proposte molte scale di valutazione che differiscono in base al  numero delle variabili rilevate.

Le raccomandazioni suggeriscono attualmente che tutti i pazienti oncologici siano valutati per quanto riguarda la fatigue durante la visita clinica iniziale e successivamente ad ogni ciclo di chemioterapia; la diagnosi di fatigue cancro-correlata è generalmente ottenuta dopo l’esclusione di ogni altra causa che può essere trattata farmacologicamente come ad esempio in caso di ipotiroidismo, anemia, menopausa, miopatia, cardiopatia, malattie pneumologiche. Per i pazienti con fatigue lieve a moderata potrebbe essere sufficiente un approccio non farmacologico ed un adeguato supporto psicologico, mentre per i pazienti con sintomatologia severa potrebbe essere più appropriato valutare un approccio farmacologico.

 

Trattamento

 

Gli interventi per il trattamento della fatigue possono essere classificati in farmacologici e non farmacologici.

 

Interventi farmacologici

 

Attualmente non ci sono trattamenti farmacologici specificamente indicati per la fatigue.

Per prima cosa vanno trattate le possibili comorbilità quali anemia (per la quale il trattamento con Eritropoietina ha dato risultati positivi) , insonnia, depressione e disturbi metabolici.

Ad oggi non esistono evidenze scientifiche per l’utilità di corticosteroidi e anti-depressivi che inoltre possono causare importanti effetti collaterali.

Tra i tonico-adattogeni “naturali” il ginseng americano (panax quinquefolius), al dosaggio di 1-2 gr/die, si è dimostrato efficace  in studi clinici nel ridurre la fatigue cancro-correlata . Utile può essere l’associazione con l’ L-acetil-carnitina.

 

Interventi non farmacologici

 

L’educazione del paziente e il counselling  sono importanti per una gestione efficace  della fatigue.

Il trattamento non farmacologico comprende programmi di attività fisica e riposo, corretta alimentazione, supporto psicosociale, programmi di educazione del paziente e della sua famiglia.

 

 

Gestione delle energie : innanzitutto è importante compilare un diario della fatigue per almeno quindici giorni, in cui si identifichi l’attività che maggiormente ha causato affaticamento e il momento della giornata in cui si è svolto questo tipo di attività.

Per una buona conservazione delle energie bisogna aiutare il paziente a pianificare la giornata , programmando le attività (per esempio alternandone una più faticosa con una meno, dedicandosi alle attività che richiedono maggiore energia nei momenti in cui si ha più vigore e forza, alternando momenti di pausa di 10-15 minuti tra le varie  attività per conservare l’energia), delegando ad altri, stabilendo le priorità, muovendosi lentamente, riposandosi al bisogno o facendo attività fisica per quanto possibile.

 

 

Alimentazione:è importante mantenere una corretta alimentazione per garantirsi un buon  stato nutrizionale ed evitare una eccessiva perdita di peso .

Non esiste una precisa dieta o cibi che possono essere utili in modo specifico per trattare la fatigue.

Bisognerebbe comunque rispettare quelle che sono le basi di una corretta, sana e varia alimentazione, ovvero:

  • Bere molta acqua, in quanto anche la disidratazione può intensificare la fatigue;
  • Mangiare cibi molto nutrienti, ricchi di proteine e di carboidrati complessi; è consigliabile mangiare cibi ricchi di proteine al mattino, così da incrementare la produzione di energia, mentre un piccolo pasto ricco di carboidrati a cena può aiutare la produzione di serotonina, che ha un effetto rilassante;
  • Aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi, in quanto ricchi di calcio, magnesio, potassio, antiossidanti come la vitamina A e C;
  • Eliminare caffè, the, tabacco e alcool soprattutto nelle ore serali, in quanto possono agire come stimolanti ed interferire con il sonno;
  • Se necessario, chiedere al proprio medico di fiducia l’indirizzo di un nutrizionista per avere dei consigli più specifici sulla dieta da seguire;
  • Chiedere sempre al medico prima di assumere integratori evitando il “fai da te” in quanto alcuni integratori possono aumentare il rischio di effetti collaterali, specie se associati ad alcune terapie.

 

 

Riposo e sonno :è  importante mantenere un adeguato equilibrio tra sonno e veglia. Prima di andare a letto svolgere esercizi mentali pensando a cose piacevoli in modo da favorire il sonno o eseguire esercizi di rilassamento. Cercare di dormire le ore necessarie  per riacquistare le forze e di svegliarsi sempre alla stessa ora.

 

Esercizio fisico: l’attività fisica (esercizi aerobici, tapis roulant, cyclette, nuoto) si è rivelata utile per incrementare le capacità funzionali del soggetto, diminuendo il livello di fatigue e migliorando la qualità della vita.

Chiaramente l’attività fisica deve essere correlata allo stato generale del paziente. L’attività fisica deve essere svolta con regolarità: in pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però, sarà utile prolungare l’esercizio fisico fino ad un’ora o praticare uno sport.

 

 

 

Interventi di sostegno  psicosociale :una  corretta gestione delle emozioni e dello stress può risultare di fondamentale importanza.Il sostegno psicologico aiuta il malato e i suoi familiari a gestire lo stress e ha  effetti positivi sul sistema immunitario e sulla salute in generale.

Gli interventi di supporto psicosociale comprendono: terapia di gruppo, counseling individuale, strategie di coping e consigli per gestire lo stress e aumentare l’energia.

 

 

Terapie complementari :queste comprendono l’agopuntura, l’aromaterapia e i massaggi. Va ricordato però che occorrono studi più ampi di conferma per poter affermare la validità di questi interventi.

  • Agopuntura :il trattamento con agopuntura della fatigue si estrinseca in cicli di sedute, ognuna delle quali dura circa venti minuti.  Gli aghi apposti su particolari punti di agopuntura inducono un effetto regolativo tra simpatico e parasimpatico riducendo la soglia d’ansia con beneficio del paziente. L’effetto regolativo sul neurovegetativo dell’agopuntura contribuisce anche alla riduzione di tutti i sintomi somatici connessi a tale stato. L’agopuntura nel trattamento della fatigue non si contrappone e non sostituisce la medicina convenzionale, ma stabilisce con essa una possibile sinergia.
  • Aromaterapia: rientra tra i metodi basati sulle manipolazioni, poiché consiste nell’applicazione, attraverso il massaggio, di oli essenziali estratti dalle piante. Le essenze possono essere utilizzate anche per rilassanti bagni aromatici, inalazioni o impacchi. L’aromaterapia è utile per il trattamento di alcuni disturbi, quali stress, depressione e insonnia
  • Massaggi: hanno lo scopo di favorire uno stato di rilassamento, alleviare dolori e tensioni muscolari e dare sollievo attraverso il contatto fisico. Possono risultare di grande conforto durante il ricovero o se si è costretti all’immobilità a letto. Le tecniche di massaggio più utilizzate sono: shiatsu, agopressione, ayurvedico e riflessologia. Anche per il ricorso ai massaggi è importante condividere la decisione con il medico, tenendo presente che esistono alcune controindicazioni specifiche, quali, ad esempio, flebite, disordini della coagulazione, metastasi ossee complicate da fratture, ferite aperte, dermatiti da radiazioni.

 

 

 

Conclusioni

 

Nonostante la fatigue rappresenti il sintomo che impatta  più pesantemente sulla qualità della vita dei malati di cancro, ancora troppo spesso i pazienti devono convivere con essa e non sono trattati correttamente. Oggi è ancora molto diversa la percezione della fatigue tra pazienti e operatori sanitari: per i pazienti è spesso il disturbo più comune e invalidante mentre i medici e infermieri tendono a sottovalutare questo sintomo non proponendo un reale sostegno. La comunicazione del sintomo “Fatigue” da parte del paziente agli operatori è di fondamentale importanza in quanto possono raccogliere un’accurata storia clinica per caratterizzare adeguatamente il livello e il tipo di stanchezza, individuare eventuali comorbidità che devono essere chiaramente identificati e trattati precocemente.

Importante sarà anche la corretta gestione delle attività giornaliere, mantenere un sonno regolare, una alimentazione equilibrata e un sostegno psicosociale adeguato.

Tra i trattamenti farmacologici specificamente indicati per il trattamento della fatigue il ginseng americano (Panax quinquefolius) si è dimostrato efficace e privo di effetti collaterali. L’aggiunta alla terapia di esercizi aerobici può ridurre significativamente l’affaticamento e rappresenta una buona opportunità per questi pazienti di essere trattati correttamente.

Uno studio recente condotto su 56 pazienti di un centro di cure palliative ha dimostrato l’efficacia di Fort up ® : l’82% ha avuto un miglioramento dei sintomi e nel 32%  si è avuto la scomparsa degli stessi. Use of Panax Quinquefolius and Acetylcarnitine Supplement (FORT UP®) Against Fatigue in Cancer Patients Admitted to Hospice Palliative Care-Clinical oncology and research 2020

 

 

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