Sempre più persone superano il cancro o riescono a conviverci per molti anni. Ma come? La qualità di vita delle persone colpite da tumore è ancora trascurata: i medici affrontano raramente questo aspetto, pochi pazienti ne parlano e in quasi la metà degli studi il loro «benessere» è escluso dai criteri per valutare l’efficacia di una terapia oncologica
Dalla spossatezza alla dissenteria: quali sono i piccoli fastidi molto frequenti
Nel 47 per cento degli studi la qualità di vita è esclusa dai criteri per valutare l’efficacia di un trattamento anticancro. Il risultato emerge da un’indagine pubblicata recentemente su Annals of Oncology (che ha considerato 446 sperimentazioni su 11 riviste scientifiche internazionali tra il 2012 e il 2016). «Spossatezza, nervosismo, difficoltà ad addormentarsi, lieve dissenteria, mancanza di appetito, gonfiore e secchezza vaginale sono piccoli fastidi molto frequenti fra i pazienti oncologici – sottolinea Stefania Gori, presidente Aiom -. Possono peggiorare notevolmente la qualità di vita e, se trascurati, compromettere l’adesione alle terapie, come dimostrato anche recentemente da uno studio che indica come una donna su sei non segue la cura ormonale per il cancro al seno come prescritta, facendo così lievitare il pericolo di avere una ricaduta, sviluppare metastasi e morire. Parlandone con un medico, però, si possono trovare rimedi adeguati e le persone possono riacquistare a pieno il loro benessere».
Soltanto la metà dei pazienti osa parlare con l’oncologo
Il progetto è iniziato lo scorso febbraio con la realizzazione di quattro sondaggi condotti per scattare una fotografia sulla consapevolezza sul tema delle figure coinvolte (pazienti, oncologi, medici di famiglia e farmacisti). Ne è emerso che solo il 57% dei pazienti riferisce al medico i piccoli disturbi legati alla malattia o alle terapie, contro il 98% che affronta con l’oncologo gli effetti collaterali ritenuti rilevanti. Il 39% degli oncologi evidenzia la sottovalutazione da parte degli stessi clinici di questi disturbi, che per il 52% possono influenzare in senso negativo l’adesione ai trattamenti. A tal proposito si sono espressi anche gli oncologi europei ricordando che pure la nuova immunoterapia (generalmente considerata più leggera della «vecchia» chemioterapia) non è esente da tossicità ed effetti collaterali, che possono essere anche pesanti e che vanno correttamente riconosciuti e trattati.
Stanchezza cronica o fatigue
Secondo le stime soffrono 8 pazienti oncologici su 10, durante o dopo le terapie. «La fatigue è un complesso di sintomi che porta a una riduzione dell’energia fisica, delle capacità mentali e ha riflessi anche sullo stato psicologico – spiega Roberto Bordonaro, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Ospedale Garibaldi di Catania -. Molto probabilmente nasce dall’accumularsi di stress che la persona subisce fin dal momento della diagnosi di tumore, come una somma di tensione sia psicologica che fisica che l’organismo è costretto a sopportare. Viene spesso considerata “inevitabile”, un dato di fatto con cui convivere, ma non è così. Diversi studi hanno dimostrato che può essere combattuta: con un po’ di esercizio fisico (anche solo una camminata) e magari un colloquio con lo psicologo, che si sono rivelati più efficaci dei farmaci».
Nervosismo, ansia, stress
«Il nervosismo o una condizione di facile irritabilità nei pazienti guariti dal cancro può avere numerose cause – dice Bordonaro, che è anche segretario nazionale dell’Aiom – : il “vissuto oncologico” unitamente agli effetti a lungo termine delle cure ricevute possono dare luogo all’insorgenza di ansia, depressione, stress. In queste situazioni si sono rivelati utili interventi di supporto psicosociale o di “auto-aiuto” (self help), questi ultimi basati sulla semplice erogazione ai pazienti di materiale informativo sulla loro malattia e sulla guarigione. Per il controllo dell’ansia è consigliabile rivolgersi a uno psicologo che, quando necessario, può valutare l’utilizzo di farmaci antidepressivi. Da non sottovalutare, infine, l’impatto benefico che possono avere yoga e meditazione nell’abbassare i livelli di stress, ansia e depressione».
Problemi di sonno
«Insonnia, problemi ad addormentarsi, riposo interrotto sono fra le più diffuse conseguenze indesiderate delle terapie oncologiche, di cui soffrono praticamente tutti i pazienti (e che non di rado contribuiscono a peggiorare fatigue, ansia e depressione) – ricorda Bordonaro -. Diversi studi hanno indicato l’utilità di yoga ed esercizi di rilassamento, postura e meditazione, eseguiti a casa o a lezione, almeno due volte a settimana».
Lieve dissenteria
«Spesso i pazienti percepiscono come un possibile segnale del ritorno del tumore e ne sono molto spaventati – spiega Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) -. Ad esempio, la diarrea è uno degli effetti collaterali più diffusi, frequente conseguenza dell’effetto tossico dei farmaci sulle pareti dell’intestino. È molto importante che un paziente che ha diarrea lo segnali tempestivamente ai medici, per prevenire o trattare la disidratazione che spesso può aggiungersi alle scariche (è opportuno bere fino a 2 litri d’acqua al giorno) soprattutto in pazienti anziani. E per limitarla è meglio: ridurre il consumo di verdure crude, come frutta preferire le banane e le mele, evitare o ridurre il consumo di caffè, alcolici e latticini. Il medico valuterà se è opportuno associare farmaci, per ridurre il numero delle scariche». «Quando la dissenteria del paziente guarito è conseguenza dei postumi di un intervento sull’intestino o di un pregresso trattamento radiante è necessario parlarne con chirurgo e oncologo – aggiunge Bordonaro -. Una dieta equilibrata, la risoluzione o prevenzione del sovrappeso, l’attività fisica sono le misure che possono rivelarsi utili a contenere il disturbo. Da non sottovalutare l’assunzione di fermenti lattici, essendo le irregolarità dell’alvo nell’ex paziente oncologico spesso funzione di avvenute, radicali modifiche del microbioma intestinale».
Mancanza di appetito
Spesso le terapie contro il cancro comportano una riduzione dell’appetito, che è importante segnalare ai medici e che nei casi più rilevanti può prevedere la prescrizione di appositi farmaci. «Nella maggior parte dei casi un po’ di cura dello stile dell’alimentazione potrà giovare – dice Gori -. Alcuni suggerimenti utili sono: evitare cibi grassi o fritti e meglio non concentrare l’alimentazione ai pasti principali, ma introdurre degli spuntini a metà mattina e nel pomeriggio. Può essere utile anche mangiare toast o dei cracker prima di andare a letto per non avere lo stomaco vuoto durante le prime ore del sonno. Alcuni consigli dettagliati per la cura dell’appetito sono anche disponibili sul sito dell’AIMaC, l’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici».
Gonfiore di braccia e gambe
«Di solito la malattia stessa o i trattamenti chirurgici o radioterapici sono la causa dell’accumulo di linfa nelle estremità (linfedema) – dice Bordoaro -. La sensazione che vestiti, anelli, orologi stringano più del solito, le alterazioni della sensibilità al tatto, modifiche della cute (tesa o secca) o il dolore sono in genere le prime manifestazioni del linfedema e spesso precedono il gonfiore evidente. Il trattamento del linfedema ha più probabilità di successo se avviene precocemente e in centri qualificati. La cura consiste in massaggi (linfodrenaggio), applicazione di compressione, esercizi che il paziente (dopo averli imparati da personale specializzato) esegue in autonomia a casa propria».
Secchezza vaginale
Ne soffre una donna su due in menopausa e ben sette pazienti oncologiche su dieci. L’atrofia vaginale, causata dalla carenza di estrogeni in seguito alle terapie ormonali e dalla diminuzione delle secrezioni, provoca irritazioni, dolore durante i rapporti sessuali fino a cistiti ricorrenti e infezioni vaginali. Un problema che interessa molte pazienti operate per cancro al seno e tutte quelle all’ovaio, proprio a causa della rimozione dell’organo. «Un disturbo che può avere un impatto molto negativo – conclude Gori -: i rapporti sessuali diventano impossibili e le difficoltà nella minzione spesso compromettono le relazioni sociali. Ma anche dopo un tumore si può recuperare l’intimità perduta. In questi casi utili sono i lubrificanti vaginali (privi di coloranti, profumi o spermicidi, perché questi potrebbero irritare). I gel lubrificanti sono da preferirsi per chi ne faccia un uso quotidiano e sia i normali lubrificanti che i gel vanno utilizzati sia dalla donna che dal partner, perché ciò ne permette la migliore distribuzione all’interno della vagina».
