È il primo pensiero che le donne, ma non solo, hanno subito dopo la fatidica frase: «Dovrà fare un ciclo di chemioterapia». Una volta superato lo choc e la paura di morire a causa del tumore, il disagio per la perdita dei capelli è un grande trauma per tutti i pazienti. Il 75 per cento dei malati oncologici cita l’alopecia tra i più temuti effetti collaterali delle terapie, tanto che per questo motivo un 10 per cento di loro valuta persino l’opzione di rifiutare il trattamento anticancro. Ecco tutto quello che c’è da sapere e che si può fare.
Quali sono i farmaci che fanno cadere i capelli?
I chemioterapici che più frequentemente causano alopecia sono: le antracicline (come doxorubicina, epirubicin), gli antagonisti dei microtubuli (paclitaxel, docetaxel) e gli agenti alchilanti (ciclofosfamide, ifosfamide, etoposide). «La caduta dei capelli è un effetto collaterale molto comune in corso di chemioterapia – spiega Pucci Romano, presidente dell’associazione Il Corpo Ritrovato -, ma non tutti i farmaci citotossici causano l’alopecia, che a volte può essere talmente lieve da essere quasi irriconoscibile. In altri casi può verificarsi invece un’alopecia temporanea, parziale o totale. In altri casi ancora può succedere che si verifichino fenomeni quali caduta delle sopracciglia, delle ciglia, dei peli che ricoprono il pube e tutto il resto del corpo».
Per quali tumori sono utilizzati?
Si calcola che circa il 65% dei pazienti con un tumore sviluppi alopecia durante o dopo la chemioterapia. Si tratta soprattutto di persone che soffrono di una neoplasia a colon, seno, ovaio e polmone, nella terapia dei quali vengono appunto impiegati i farmaci chemioterapici che hanno un’azione anche sui follicoli di peli e capelli. «L’impatto negativo di questo effetto collaterale si evidenzia ancor di più se consideriamo che tra l’8 e il 10 per cento dei pazienti rifiuta di sottoporsi alla chemioterapia proprio per timore di perdere i capelli – dice Pucci Romano -. Proprio per questo è fondamentale informare i pazienti oncologici che è possibile attuare delle terapie per curare l’alopecia nel momento in cui si manifesta e che ci sono strategie per prevenirla».
Si può prevenire l’alopecia da chemioterapia?
Attualmente non esistono farmaci in grado di prevenire con certezza la caduta dei capelli, anche se sono in fase di sperimentazione preclinica alcune soluzioni farmacologiche. «Sulla base di una visita dermatologica, poi, si può strutturare una terapia proattiva e preventiva in base al tipo di alopecia a cui i pazienti andranno incontro – prosegue Pucci Romano -. Ai pazienti con alopecia da chemioterapici che afferiscono agli ambulatori de Il Corpo Ritrovato viene prescritto un protocollo terapeutico personalizzato, che consiste nell’applicazione di topici (per esempio il minoxidil 2%), associati all’assunzione di integratori contenenti antiossidanti, aminoacidi solforati e altri principi attivi capaci di ripristinare la fisiologia del capello che possono essere utili per contrastare l’effetto tossico della chemioterapia e abbreviare i tempi di ricrescita. Accanto alla terapia medica, ad ogni paziente vengono forniti dei consigli sulla cura quotidiana dei capelli, i prodotti meno aggressivi per lavarli e prendersene cura».
La cuffia raffreddante: cos’è e come funziona?
Attualmente, uno dei più semplici per prevenire la perdita dei capelli nei pazienti oncologici è l’utilizzo di una termo cuffia (comunemente detta casco di ghiaccio). «Il principio su cui si basa il suo utilizzo è la vasocostrizione indotta dall’ipotermia, che riduce il flusso di sangue ai follicoli dei capelli, con conseguente riduzione della concentrazione di chemioterapico al cuoio capelluto – spiega Gabriella Fabbrocini, docente di Dermatologia clinica, allergologica e venereologica dell’Università Federico II Di Napoli e membro del board scientifico dell’associazione Il Corpo Ritrovato -. Tuttavia va ricordato che il “casco di ghiaccio” è efficace solo per alcuni tipi di cancro, in particolare i tumori solidi, e alcuni tipi di farmaci». In genere, più si indossa la cuffia meglio è, ma un limite alla sua diffusione sono gli effetti collaterali (cefalea, sensazione di freddo, disagio) che spesso provocano l’interruzione del trattamento preventivo.
Il casco «scalp cooler»: cos’è e come funziona?
Ora è disponibile anche una nuova cuffia ipotermica (o scalp cooler), che risulta meglio tollerata. «Per prevenire l’alopecia da chemioterapici è possibile ricorrere anche all’utilizzo dello scalp cooling – prosegue Fabbrocini -. È una cuffia a temperatura molto bassa (tra -18 e -25 gradi) che va posizionata sul capo prima, durante e dopo la seduta di chemioterapia. Uno degli effetti collaterali maggiormente temuto, come conseguenza dell’utilizzo di tale dispositivo, è l’aumento del rischio di metastasi al cuoio capelluto, causate dalla ridotta concentrazione di chemioterapico in questa sede. L’uso va quindi valutato caso per caso. Per alcuni pazienti inoltre può essere fastidioso o insopportabile».
Dove trovare la cuffia raffreddante?
«Lo scalp cooling in alcuni studi clinici ha dimostrato di ridurre l’impatto della perdita di capelli del 30-40 per cento, mentre in una ricerca italiana condotta a Carpi il 56% delle pazienti arruolate per la ricerca ha completato il trattamento con un grado di alopecia zero o molto basso, quindi senza perdita della chioma o comunque molto lieve (a fronte di un numero medio di 5,4 sedute) – chiarisce Pucci Romano, che è anche responsabile dell’ambulatorio di dermatologia dedicato ai pazienti oncologici dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma -. Ne esistono diversi modelli e in Italia le aziende che la distribuiscono sono principalmente due: le cuffie sono presenti nelle strutture ospedaliere che le acquistano per i pazienti o per la ricerca clinica. L’uso della cuffia per i nostri malati è gratuito durante il trattamento, mentre negli Stati Uniti è a pagamento. Ovviamente la scarsa disponibilità di dispositivi ne preclude l’accesso a tutti coloro che ne avrebbero bisogno».
Quando i capelli iniziano a cadere, che fare?
La caduta inizia generalmente giorni o settimane dopo l’inizio della chemioterapia, mentre la ricrescita avviene 3-6 mesi dopo la fine dei trattamenti. «Tagliarli è sicuramente un modo per non assistere alla caduta massiva – dicono le esperte -, quindi è un passaggio consigliabile soprattutto da un punto di vista psicologico. Inoltre, il cuoio capelluto rasato permette maggior assorbimento delle lozioni restitutive. L’uso di uno shampoo cosmeticamente valido è, infatti, sempre importante: meglio usare basi lavanti delicate (tensioattivi scarsi o nulli, sempre a base vegetale), non aggressive, senza derivati del petrolio (petrolati) e siliconi che tendono ad occludere. Specie se si indossa la parrucca, si sente il bisogno di un lavaggio frequente, che non è affatto controindicato se si usano i prodotti giusti».
La parrucca è un diritto?
Purtroppo il rimborso della parrucca non è previsto dal Servizio Sanitario Nazionale e quelle di buona fattura sono molto costose. Alcune Regioni stanziano però fondi a parziale o totale contributo per l’acquisto della parrucca (per maggiori informazioni consultare il sito dell’associazione Aimac). Emma Bonino, che ha serenamente raccontato la sua esperienza di malata oncologica, ha optato per il turbante, ma la maggior parte delle donne fatica a vedersi senza capelli. Esistono però associazioni di pazienti che hanno realizzato uno scambio di parrucche quando non servono più (si può cercare online oppure chiedere al personale medico, infermieristico e alle associazioni di volontari spesso presenti negli ospedali).
Quando ricresceranno i miei capelli?
A seconda del tipo di tumore e quindi della terapia effettuata, la ripresa del ciclo vitale del capello varia: generalmente, a 3-6 mesi massimo la ricrescita è compiuta. «Se sono stati utilizzati topici e integratori allo scopo di limitare al massimo lo stress sul follicolo e se, dove possibile, si è effettuata una terapia preventiva, i tempi si accorciano sicuramente – concludono le esperte -. Spesso si osservano nella ricrescita alcuni cambiamenti, talvolta sostanziali come capelli più bianchi o il contrario rispetto a prima, capelli diversi (da ricci a lisci e viceversa). Comunque, in linea di massima, i capelli ricrescono bene e più forti di prima. Solo in casi estremamente rari, dopo l’uso di alcuni farmaci (taxani utilizzati nella cura del cancro al seno) l’alopecia può essere irreversibile».
