STOCCOLMA – Un quarto dei pazienti con un tumore del colon deve fare i conti con le metastasi fin dall’inizio. Nonostante lo screening gratuito in Italia (tramite la ricerca del sangue occulto delle feci, una volta ogni due anni, in tutti i cittadini sopra i 50 anni) e le campagne d’informazione su larga scala, ancora troppo spesso la diagnosi avviene infatti in ritardo. Uno studio presentato al Convegno europeo multidisciplinare di oncologia,
appena conclusosi a Stoccolma, offre però conferme a sostegno di un approccio innovativo che mira ad asportare le metastasi localizzate nel fegato e rendere operabili malati che inizialmente non lo sono.
OBIETTIVO: FAR SPARIRE LE METASTASI – «Tecnicamente si parla di resecabilità del fegato – spiega Gunnar Folprecht, autore dello studio e direttore dell’oncologia all’ospedale universitario di Dresda, in Germania –, una tecnica che consiste nella rimozione chirurgica di tutte le metastasi, in grado di mantenere margini puliti e una quantità sufficiente di tessuto epatico sano. Lo scopo è quello di dare ai pazienti con un tumore al colon metastatico un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza e una possibilità di cura in più, piuttosto che la sola riduzione dei sintomi. In alcuni casi, poi, a distanza di quattro anni, la malattia ci risulta del tutto scomparsa». Ma la maggior parte dei pazienti con un carcinoma colon-rettale metastatico al momento della diagnosi non è giudicata operabile. L’obiettivo della resecabilità è però raggiungibile, secondo gli esiti della ricerca condotta su oltre mille pazienti, aggiungendo l’anticorpo monoclonale cetuximab alla chemioterapia standard, con effetti collaterali minimi: «In questo modo il 46 per cento dei pazienti è stato sottoposto a chirurgia ed il 34 per cento ha ottenuto una resezione completa delle metastasi. Il che significa che si prolungano notevolmente sia il periodo libero da progressione di malattia (in alcuni casi siamo arrivati anche a due anni prima di diagnosticare una recidiva) che la sopravvivenza generale dei malati» aggiunge Folprecht.
IL TEAM MULTIDISCIPLINARE TI CAMBIA LA VITA – In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 40-45mila nuovi casi di carcinoma colon-rettale, circa 18-20mila malati devono fare i conti con le metastasi e, fra questi, solo il 10-30 per cento le ha localizzate soltanto nel fegato. «Per questi malati – commenta Fortunato Ciardiello, Ordinario di oncologia medica alla Seconda Università di Napoli – i risultati dello studio significano non solo la possibilità di avere un’arma di cura in più, ma anche l’essere candidati alla guarigione. Certo è fondamentale che venga eseguito il test Kras, che è ormai una pratica standard nel nostro Paese». Kras è un gene presente nelle cellule tumorali e il test serve a verificare se il gene è mutato o meno. Circa il 60 per cento dei malati con un tumore del colon metastatico ha un Kras wild type, «il che significa – dice Ciardiello – che se vengono trattati con le terapie adeguate hanno maggiori possibilità di guarire. Ma è indispensabile poter essere seguiti da un team multidisciplinare, con un oncologo preparato su tutti i farmaci (standard e sperimentali) a disposizione e i chirurghi (epatici e addominali) di grande esperienza: avere accesso alle cure migliori, oggi, può davvero cambiare la vita dei pazienti».
Vera Martinella (Fondazione Veronesi)
Fonte: Sportello Cancro
