In quale caso un integratore può essere d’aiuto al paziente oncologico?
Praticamente tutti i malati di tumore, soprattutto durante e dopo i trattamenti di chemioterapia, vanno incontro a uno
stato di astenia, chiamato anche “fatigue”. Si tratta di un complesso di sintomi che si manifestano con una riduzione
dell’energia fi sica, delle capacità mentali e ha rifl essi anche sullo stato psicologico del paziente. È per lo più causata
dall’anemia, dalla ridotta attività fi sica, dallo scarso apporto nutrizionale e dall’accumulo di sostanze tossiche provocato
dall’azione dei chemioterapici. Molto spesso l’astenia viene considerata come “parte integrante” della vita di un paziente
affetto da tumore ma è invece possibile e raccomandabile fare ricorso a supplementi dietetici adeguati in grado di ridurre
sensibilmente la sintomatologia. Ad esempio integratori a base di ginseng americano (Panax quinquefolius) si sono dimostrati in grado di diminuire i segnali infiammatori e regolare meglio la secrezione di cortisolo, l’ormone dello stress associato all’affaticamento. Indicata per il recupero energetico anche una supplementazione di acetil-carnitina: una insufficienza di questo metabolita è stata infatti riscontrata in tutte le situazioni legate all’astenia. Una adeguata integrazione alimentare che comprenda questi elementi associati a vitamine, aminoacidi come la taurina, sali minerali ed altri oligoelementi, rende l’organismo del paziente oncologico capace di rispondere meglio alle condizioni che determinano l’astenia.
2.
La presenza del tumore espone il paziente al rischio di malnutrizione e di cachessia neoplastica: quali integratori sono indicati per contrastare queste condizioni?
La malnutrizione non deve essere considerata un effetto collaterale inevitabile della malattia a cui ci si deve rassegnare.
Si può infatti prevenire e combattere a patto che l’intervento nutrizionale sia il più tempestivo possibile divenendo parte
integrante delle cure oncologiche, fi nalizzato a prevenire o a correggere la perdita di peso e la malnutrizione. Prevenire
la perdita di peso riduce la tossicità indotta dalla radiochemioterapia, migliora la sensibilità delle cellule tumorali al
trattamento antineoplastico, rinforza le difese dell’organismo, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri, previene le
complicanze post-operatorie e la depressione. E’ fondamentale quindi garantire un corretto apporto di calorie, proteine ed altri nutrienti, che spesso non può essere ottenuto per mezzo di una dieta normale. L’assunzione di integratori alimentari ipercalorici e iperproteici, arricchiti di vitamine e concentrati in piccoli volumi, può aiutare il paziente con tumore a prevenire e a contrastare malnutrizione e cachessia.
3.
La nausea e il vomito sono tra i più frequenti effetti collaterali della chemioterapia: accanto
ai farmaci antiemetici specifici, esistono anche prodotti naturali efficaci?
A questo proposito sicuramente lo zenzero è il prodotto naturale con il maggior numero di studi a supporto. Ne è
stata dimostrata l’effi cacia nella nausea da cinetosi e la sicurezza in gravidanza. In oncologia uno studio americano ha
dimostrato che l’aggiunta di zenzero ai normali antiemetici riduce sensibilmente la nausea post-chemioterapia, senza
causare effetti collaterali.
4.
Considerando altre patologie importanti, qual è il ruolo degli Integratori nella prevenzione delle malattie cardiovascolari?
A livello mondiale, ed in particolare nei Paesi con uno stile di vita tipicamente occidentale, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte. Contribuiscono a questo primato negativo soprattutto le malattie associate all’aterosclerosi.
È per questo che la ricerca scientifica da anni sta studiando e mettendo a punto integratori contenenti sostanze capaci di proteggere il sistema cardiovascolare. Tra queste sostanze un ruolo preminente spetta agli acidi grassi omega3
Quali sono le proprietà degli omega3?
Riducono l’aggressività vascolare del colesterolo LDL, migliorano la funzionalità vascolare e la fluidità del sangue e
possono anche contribuire a regolarizzare il battito cardiaco.
Favoriscono la prevenzione di patologie degenerative cardiache proteggendo le pareti vasali dalla formazione di placche
arteriosclerotiche grazie al mantenimento di un fisiologico equilibrio dei livelli di colesterolo e trigliceridi.
Quali alimenti contengono livelli significativi di omega3 e da quali fonti si possono ricavare?
Gli alimenti che contengono omega3 sono noci, nocciole e mandorle, fagioli, piselli, lenticchie, ceci e soia, semi di lino,
alghe e oli vegetali. Tuttavia la fonte principale è il pesce, in particolare acciughe, sardine, sgombro, salmone e krill.
Gli acidi grassi omega3 più noti sono EPA e DHA, due acidi grassi a catena lunga presenti nel pesce, nelle alghe e nel krill delle acque fredde. Il krill è naturalmente ricco di acidi grassi omega3 che vengono estratti sotto forma di olio:
a differenza dell’olio di pesce, quello di krill è veicolato tramite fosfolipidi che lo rendono facilmente assorbibile dall’organismo umano
Quali altri micronutrienti svolgono un ruolo protettivo nelle patologie cardiovascolari?
Il coenzima Q10, un antiossidante coinvolto nei processi energetici, è un elemento fondamentale per il metabolismo
di grassi, carboidrati e proteine che vengono convertiti in ATP, necessario in notevoli quantità alle cellule del muscolo
cardiaco. Va ricordato anche Monascus purpureus, un lievito rosso fermentato ricco in monacoline, sostanze efficaci
nel ridurre i livelli di colesterolo. Tra queste spicca la monacolina K, che rispecchia la struttura chimica e l’azione
farmacologica della lovastatina. Analogamente alle statine, la monacolina K del riso rosso è in grado di inibire la HMGCoA reduttasi, enzima chiave nella biosintesi del colesterolo
Nel caso invece delle cellule nervose, quali integratori sono indicati per mantenerne il corretto trofismo?
Ad esempio l’acido lipoico, una sostanza con spiccate caratteristiche antiossidanti e trofi che neurovascolari. È tra i più
potenti anti-ossidanti fisiologici, contrasta e riduce l’azione dei radicali liberi, responsabili dei processi di invecchiamento
e diminuzione della funzionalità dei tessuti. Si propone come un supplemento nutrizionale in grado di favorire e accelerare la ripresa funzionale della radice nervosa e può rivelarsi utile nelle neuropatie periferiche di origine tossica, metabolica, virale e ischemica. Trova indicazione, sia in associazione sia successivamente ad una terapia con farmaci antinfiammatori e antidolorifici, anche nelle sindromi canalicolari e nelle radiculopatie sensitivo-motorie.
Quale altra sostanza può essere impiegata come integratore per le neuropatie periferiche?
L’acido gamma-linoleico, un acido grasso polinsaturo essenziale, precursore dei componenti della membrana cellulare.
L’integrazione di questo componente migliora la plasticità di membrana e la velocità di conduzione nervosa. Favorisce
la produzione di prostaglandine ad azione vasodilatatoria e antiaggregante e riduce i leucotrieni proinfiammatori.
Quale ruolo ha il farmacista in questi casi?
Il farmacista ha il ruolo di garantire prodotti formulati con tecnologia e monitoraggio farmaceutico, contenenti principi
attivi di efficacia, dosaggio e sicurezza dimostrati. Troppo spesso, infatti, anche i pazienti affetti da gravi patologie utilizzano prodotti naturali in assenza di sufficienti informazioni, di provata efficacia e sicurezza e acquistati in ambiti che non garantiscono prodotti controllati e di qualità adeguata. Va ricordato che per queste gravi patologie è raccomandabile
seguire le indicazioni del medico per scegliere l’integratore più opportuno che non deve interferire ma coadiuvare la terapia farmacologica in atto.
