Malati di tumore, non perdere peso è fondamentale: ecco cosa si può (e si deve) fare

La malnutrizione è un problema molto frequente nei malati di cancro e porta con sé una serie di conseguenze gravi: ospedalizzazioni prolungate e ripetute nel tempo, un’aumentata tossicità delle terapie antitumorali e una loro minore efficacia, peggioramento sia della qualità di vita del paziente sia della prognosi. E, infine, un grande spreco di risorse da parte del Sistema Sanitario Nazionale impiegate a curare gli effetti dell’eccessiva perdita di peso che si potrebbe invece in gran parte prevenire o trattare tempestivamente. Un problema che, sebbene sia ben chiaro e molto presente sia ai diretti interessati sia agli oncologi, nel nostro Paese viene ancora troppo spesso sottostimato o non affrontato con tempi e modi adeguati. Per questo negli ultimi cinque anni gli esperti dell’Italian Intersociety Working Group for Nutritional Support in Cancer Patients hanno lavorato a nuove linee guida, appena pubblicate sulla rivista Journal of Cancer , aggiornando le precedenti (che erano del 2016) con l’intento di fornire uno strumento sintetico e fruibile a tutti gli specialisti che hanno in cura i pazienti oncologici.

Che cosa c’è di nuovo nelle ultime raccomandazioni 2022?

«Rispetto al documento precedente è stata introdotta la parte chirurgica perché ci sono sempre più evidenze che indicano il trattamento nutrizionale pre-operatorio come un fattore chiave per ridurre le complicanze e, di conseguenza, i tempi di ospedalizzazione e i tempi di recupero, nonché i costi sanitari — risponde Riccardo Caccialanza, direttore dell’Unità Dietetica e nutrizione clinica alla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia —. Inoltre, è stato introdotto il concetto che per i tumori a più alto rischio di sviluppo di malnutrizione è necessario avviare un programma educazionale e di stretto monitoraggio sin dalla diagnosi, indipendentemente dai risultati dello screening nutrizionale che possono modificarsi rapidamente nel corso dei trattamenti. Ciò perché è sempre più chiaro dalla letteratura scientifica che la precocità nell’intervento nutrizionale è la chiave per garantirne la migliore efficacia».

Chi sono i pazienti a più alto rischio di dimagrimento?

«I numeri inquadrano chiaramente il problema: complessivamente circa il 30% dei pazienti oncologici soffre di uno stato di malnutrizione, o è a rischio di esserlo, già al momento della diagnosi – ricorda Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), che ha partecipato alle nuove linee guida -. Con il passare del tempo e il susseguirsi delle terapie la nutrizione insufficiente diventa un problema molto comune, tanto da interessare fino al 60-80% dei malati. Soprattutto quando si arriva nelle fasi avanzate della neoplasia o se si soffre di alcuni tipi di tumori quali quelli di pancreas, esofago, stomaco, testa-collo. Le conseguenze possono essere così serie che, secondo le statistiche, un malato di tumore su 4 muore perché malnutrito e non direttamente per il cancro».

Quando serve il supporto nutrizionale nei malati di cancro e perché?

«Il supporto nutrizionale serve non appena insorge il rischio di malnutrizione, che in molte tipologie di tumori (come quelli di testa-collo, gastrointestinali, pancreatici, polmonari) è già presente sin dalla diagnosi — chiarisce Caccialanza —. Prevenire un’eccessiva perdita di peso e uno scadimento dello stato nutrizionale è di fondamentale importanza per consentire ai pazienti di ricevere i trattamenti evitando le complicanze, potendo ottenere così dei risultati clinici più favorevoli e mantenendo una miglior qualità di vita».

Quali tipi di supporto esistono?

«Abbiamo diverse tipologie di interventi basate sul grado di compromissione della capacità di alimentarsi — spiega Caccialanza —. Il counseling nutrizionale mira a ottimizzare l’alimentazione in termini di apporti calorici e proteici attraverso indicazioni dietetiche personalizzate finalizzate a fronteggiare i sintomi (come mancanza di appetito, problemi gastrointestinali, difficoltà a deglutire). Se con la sola alimentazione non si riesce a mantenere un adeguato stato nutrizionale, si deve ricorrere ai supplementi nutrizionali orali che in alcune regioni (es. Lombardia, Piemonte), possono essere forniti gratuitamente ai pazienti su prescrizioni specialistiche. Se anche questi non sono efficaci o in caso di impossibilità ad alimentarsi (tipo per impossibilità a deglutire) o ad assorbire i nutrienti (come accade per la diarrea da chemioterapia), è necessario ricorrere alla nutrizione artificiale, che consiste nella somministrazione di miscele nutrizionali a livello intestinale tramite sonde (nutrizione enterale) o per via venosa attraverso dei cateteri (nutrizione parenterale)».

A chi rivolgersi per avere aiuto?

«I pazienti dovrebbero essere inviati dalle oncologie alle unità o servizi di nutrizione clinica di riferimento — risponde Paolo Pedrazzoli, direttore dell’Oncologia alla Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia —. Il supporto nutrizionale dev’essere infatti prescritto e monitorato da personale medico specializzato con specifiche competenze in nutrizione clinica, con il supporto dei dietisti, e dovrebbe essere condiviso con gli oncologi curanti in percorsi clinici specifici, che prevedano anche la gestione della nutrizione artificiale domiciliare».

Che cosa devono fare pazienti e familiari?

«I pazienti e i caregivers dovrebbero essere consapevoli dell’importanza del mantenimento di un adeguato supporto nutrizionale sin dalle prime fasi della malattia e, qualora non forniti, richiedere precocemente agli oncologi i riferimenti clinici cui rivolgersi per la presa in carico nutrizionale — conclude Pedrazzoli, coordinatore del gruppo di lavoro sulle nuove linee guida —. È fondamentale monitorare l’andamento del peso, con controlli settimanali e cercare di mantenere apporti alimentari soddisfacenti, anche in base ai consigli pratici disponibili sui canali ufficiali delle società scientifiche di riferimento o delle associazioni pazienti come l’apposito libretto di AIMAC».

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