Braccio gonfio da mastectomia Ecco come limitare il rischio

La complicanza può essere ridotta della metà con la radioterapia in alternativa all’asportazione dei linfonodi

CHICAGO – Succede ad alcune donne che hanno subito una mastectomia con l’asportazione dei linfonodi: a distanza di qualche tempo vanno incontro a un linfedema del braccio, provocato da un accumulo di liquidi. E’ una condizione che si manifesta nel 15 – 20 per cento dei casi, è dolorosa e interferisce con la qualità della vita della paziente. Ma c’è un modo per ridurre della metà la comparsa di questo disturbo: ricorrere alla radioterapia ascellare invece che all’asportazione chirurgica dei linfonodi.

LINFONODO SENTINELLA – Lo dimostra uno studio olandese, presentato a Chicago in occasione del 49th Annual Meeting dell’American Society of Clinical Oncology, che ha coinvolto oltre 1400 pazienti con tumore al seno in fase precoce e con il linfonodo sentinella positivo: la metà sottoposta a chirurgia per lo svuotamento di tutti i linfonodi dell’ascella e l’altra metà, invece, trattata con radioterapia. Risultato: a parità di sopravvivenza dopo cinque anni dall’intervento, il rischio di linfedema (conseguente al blocco del sistema linfatico ascellare) è ridotto della metà nelle pazienti sottoposte a radioterapia.

STUDIO OLANDESE – «Il nostro studio – ha commentato uno degli autori, Emiel Rutgers, chirurgo oncologo al Netherlands Cancer Institute di Amsterdam – suggerisce di ripensare la strategia di intervento nelle pazienti con linfonodo sentinella positivo. E’ vero che anche la radioterapia può comportare un rischio di linfedema, ma ridotto rispetto alla chirurgia». Le cellule del tumore mammario possono diffondersi in diversi modi. Uno di questi è proprio il sistema linfatico: lo invadono e finiscono nei linfonodi (che si trovano lungo il decorso dei vasi linfatici). Il primo linfonodo che «intercetta» queste cellule si chiama linfonodo sentinella: se risulta «contaminato» dalle cellule tumorali diventa «positivo». Da qui le cellule tumorali possono arrivare ai linfonodi ascellari e diffondersi poi in tutto l’organismo.

TRATTAMENTI – Ecco perché i chirurghi «svuotano» il cavo ascellare dei linfonodi. E’ questo lo standard del trattamento che però oggi è messo in discussione dai risultati dello studio olandese. Secondo i ricercatori, che stanno lavorando per ridurre ulteriormente gli effetti negativi della radioterapia, la rimozione chirurgica completa dei linfonodi ascellari non è indicata in tutte le pazienti, ma andrebbe riservata a quelle che presentano estese metastasi nei linfonodi ascellari che non rispondono alle terapie adiuvanti.

 

Potrebbero
interessarti