La decisione di Angelina Jolie di farsi asportare i seni dopo aver scoperto di essere portatrice di un difetto genetico che la espone a un alto rischio di sviluppo di tumore alla mammella fa molto discutere, anche i medici. «Una delle strategie adottate in casi come questi consiste appunto nell’asportazione dell’organo». spiega il professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. «Oggi, però, con le possibilità di diagnosi precoce che abbiamo a disposizione è possibile intervenire su un tumore al seno in fase talmente iniziale da prospettare una guaribilità del 98%. Asportando il seno si passa a un rischio del 5%». Ma come interpretare questo rischio del 5%? «Nel caso si ricada in questo 5% – aggiunge Veronesi – il tumore sarà più difficile da scoprire e gestire, perché si sarà formato in una mammella già operata e nascosto dalle protesi. Quindi in termini di rischio di mortalità si tratta di una percentuale che trae in inganno, perché in realtà è più alta».
CORPI ESTRANEI – Umberto Veronesi mette in guardia anche da un’altra controindicazione: «Bisogna tenere conto che le protesi sono, comunque, corpi estranei, da sostituire ogni 10-12 anni e che possono indurirsi con il tempo. Si tratta quindi di una opzione da affrontare con le singole pazienti e tracciare con loro il bilancio dei pro e dei contro a seconda delle diverse situazioni. Per il futuro sono in sperimentazione, anche da noi, molecole che speriamo saranno in grado di portare il rischio di tumore alla mammella vicino a quello normale anche in caso di caratteristiche genetiche come quelle in questione. Se si dimostreranno efficaci speriamo di non dover più prendere in considerazione questa opzione».
Cognetti (Ifo): “Intervento molto richiesto in Usa. Resta il rischio di sviluppare un tumore ovarico”
14 MAG – “I fattori di rischio per il cancro possono essere di tipo genetico, come la mutazione del gene BRCA1 o BRCA2, e di stili di vita. Un intervento drastico di doppia mastectomia preventiva è senza dubbio efficace, in quanto riduce dell’80-90% la possibilità di sviluppare in futuro un cancro al seno, ma con quel tipo di mutazione genetica resta comunque alto il rischio di poter sviluppare una forma di neoplasia ovarica”. Così Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena, ha commentato la notizia della doppia mastectomia preventiva alla quale si è sottoposta l’attrice Angelina Jolie, dopo aver scoperto di avere un ‘gene’ difettoso (BRCA1).
Professor Cognetti, in questi casi come si è soliti intervenire in Italia?
Di norma si fanno screening molto ravvicinati nel tempo sottoponendo la paziente a mammografie, Ecg e risonanza magnetica. Una scelta radicale come quella della mastectomia dipende unicamente dalla ferma volontà della paziente. Questo tipo di interventi è molto più sviluppato negli Usa, anche se la proposta da parte dei medici italiani è crescente. Spesso, però, le pazienti preferiscono percorrere una via meno drastica.
Un’indagine di tipo genetico è parte integrante dello screening?
Certamente. Nei casi di rischio si sottopone innanzitutto la paziente ad una mappatura familiare, genetica. Si tratta di un’indagine di prassi, abbiamo laboratori dedicati a questo. Poi, ricordiamo che non è da sottovalutare anche un counselling di tipo psicologico. È importante in questi casi assistete la donna, sia per il trauma di apprendere di avere questo tipo di patologia, sia per il discorso genetico che porta con sé l’angoscia e la preoccupazione che gli stessi figli possano sviluppare in futuro queste forme tumorali.
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