MILANO – Agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici: cure che fanno discutere e che vedono gli oncologi schierarsi per fare utilizzare le terapie complementari con grande cautela, solo di fronte a prove sicure, quelle che i medici chiamano «evidenze cliniche». Attenzione, però: complementari, perché si integrano con i trattamenti ufficiali, e non alternativi.. Queste sostanze possono avere effetti positivi per i malati, soprattutto per controllare alcuni effetti collaterali indotti dalle cure. Ma possono avere anche interazioni con l’assorbimento o il metabolismo dei farmaci antitumorali. Solo una corretta sperimentazione e lo studio delle possibili interferenze con i farmaci antitumorali possono consentire di inserirle nei protocolli terapeutici».
LA VOCE DEI PAZIENTI – «Sto facendo chemioterapia con taxolo per un carcinoma ovarico – dice Alessandra, 43 anni di Venezia – e soffro di forti dolori osteo-muscolari. Un effetto collaterale del farmaco, mi ha detto l’oncologo. Mi sono informata e ho deciso di fare un trattamento con agopuntura. Prima d’iniziare però l’ho avvertito». Come lei, sono circa otto milioni (il 13,6 per cento della popolazione) gli italiani che per curarsi scelgono le terapie non convenzionali, in alternativa o in associazione alle cure della medicina tradizionale. Secondo gli ultimi dati Istat, la medicina alternativa piace alle donne più che agli uomini (4,7 milioni contro 3,3 milioni). La scelgono soprattutto le persone laureate e sono oltre 10mila i medici che suggeriscono regolarmente trattamenti di medicina non convenzionale. C’è chi sceglie il ginseng americano per combattere quel senso di fatica cronica e spossatezza che spesso colpisce durante la chemio, e chi si sottopone a sedute di ipnosi per alleviare l’ansia e ridurre gli analgesici (già diversi ospedali italiani la utilizzano). «Dopo l’operazione per un tumore del colon ho dovuto fare due cicli di chemio: mangiavo poco, ero stanco, depresso e soffrivo di frequenti nausee – racconta Marco -. Ero molto scettico quando mia moglie ha insistito perché facessi sedute di agopuntura e quando ho visto che l’oncologo non si opponeva mi sono lasciato convincere. Devo ammettere che mi hanno aiutato, ma non è stato a buon mercato: qui (in un paese in provincia di Roma, ndr) ho dovuto farle privatamente».
VIETATO IL «FAI DA TE» – Oltre ad agopuntura e ipnosi, molti malati scelgono massaggi, yoga e meditazione per ridurre angoscia, disturbi dell’umore e dolore cronico. Gli italiani, poi, hanno una vera predilezione per erbe, infusi e preparati omeopatici: tè verde, erbe cinesi, salvia, echinacea, soia, papaia, ginseng e altro ancora. Sono circa 36 su cento i pazienti oncologici in Europa che scelgono di affiancarle alle cure convenzionali, per rafforzare le difese dell’organismo o per sentirsi meglio, ma le stime nostrano parlano del 73 per cento. E’ però proprio in materia di integratori dietetici, fitoterapia (cura a base di erbe) e omeopatia che i medici si fanno più rigidi. È, infatti, ormai noto che un mix incontrollato di sostanze di per sé non dannose può creare problemi ai pazienti: i rimedi a base di erbe possono provocare effetti collaterali, reazioni allergiche e interferire con altri medicinali. «Purtroppo, però, la maggior parte delle persone crede che tutti i rimedi naturali siano innocui. E anche molti medici non sanno che alcune sostanze contenute negli alimenti e nelle bevande possono interagire con i farmaci, compresi quelli oncologici». Per questo bisogna informare sempre il proprio oncologo se si assumono rimedi naturali e, al tempo stesso, informare l’erborista della chemioterapia in atto.
