MILANO – Non sarà la prima cosa cui si pensa quando ci si trova di fronte a una diagnosi “importante” come quella di un tumore, ma ben presto il pensiero si fa pressante, per il malato e per i familiari chiamati ad accudirlo. Per fare visite, terapie e controlli servono giorni, mesi, talvolta anni: come gestire la malattia sul posto di lavoro? Ora è possibile trovare tutte le risposte più urgenti in un depliant distribuito (per ora in 15mila copie) in tutta Italia sui posti di lavoro e dalle associazioni di volontariato oncologico, dai patronati, dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dalle Asl e dagli ospedali.
DISCRIMINAZIONE – Il vademecum, per indicare a tutti i lavoratori che incorrono in una diagnosi di cancro quali diritti hanno e come farli valere, è stato presentato nei giorni scorsi dal ministro del Lavoro Elsa Fornero che ha sottolineato «l’obiettivo di far sentire i malati meno soli e di eliminare la malattia come forma di “discriminazione” sul lavoro». L’opuscolo è il frutto del lavoro congiunto delle associazioni di malati Favo e AIMAC ed è stato messo a punto grazie al coordinamento dell’Ufficio della Consigliera nazionale di parità, Alessandra Servidori, e alla collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Komen Italia. Nel depliant è spiegato l’iter da seguire per il riconoscimento di invalidità civile e handicap, le informazioni sui permessi e congedi lavorativi, i passi da compiere per chiedere il passaggio al part-time (che è un diritto di cui è possibile avvalersi) o il sostegno economico. Senza dimenticare i diritti dei familiari che assistono i pazienti e le leggi che li tutelano. «L’obiettivo finale è che il depliant venga consegnato insieme alla copia del contratto di lavoro» ha spiegato Servidori, in modo tale da informare il numero più vasto possibile di persone.
CINQUE MILIONI – Sono stati, infatti, circa 270mila i nuovi casi di tumore registrati in Italia nel 2011 e nel nostro Paese vivono 2 milioni di persone che hanno avuto una diagnosi di cancro, delle quali circa 700mila in età lavorativa, tra i 18 e i 65 anni. «Stando ai dati che abbiamo raccolto — sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione delle associazioni di volontariato oncologico (Favo) — tre malati su quattro vogliono continuare a lavorare ed essere parte attiva della società. E questo oggi è spesso possibile già pochi mesi dopo la diagnosi, mentre dieci anni fa il rientro avveniva mediamente dopo un anno e mezzo». A conti fatti, se agli attuali 2 milioni di pazienti sopravvissuti alla malattia aggiungiamo i caregiver, il cancro cambia la vita di circa 5 milioni di italiani. I caregiver sono familiari, amici, colleghi di lavoro che assistono i malati di tumore in modo continuativo, coniugando lavoro e famiglia con la funzione di accudimento, districandosi tra mille difficoltà.
STRUMENTI – Stando alle statistiche, purtroppo, cresce il numero di pazienti e caregiver che si vedono licenziati, trasferiti, degradati, mobbizzati o si ritrovano con uno stipendio ridotto proprio nel momento in cui invece le spese aumentano a causa della malattia. «Invece esistono congedi temporanei (ad esempio quello straordinario familiare biennale retribuito per coniuge, genitori o figli di un malato), un sostegno economico ad hoc o norme per facilitare il reinserimento al lavoro (prevedendo, ad esempio, il passaggio al part time) — conclude Iannelli —. Leggi, diritti e tutele esistono: bisogna conoscerli e farli applicare, senza incappare nelle lungaggini burocratiche. “Se lo avessi saputo prima”… è una frase che non vorrei più sentire».
