La conferma arriva da uno studio americano che ha riscontrato maggiori eventi avversi nel sesso femminile dopo chemioterapia, immunoterapia e target therapy
Diverse ricerche scientifiche hanno messo in luce che il sesso femminile tende a soffrire maggiormente di effetti collaterali dovuti alla chemioterapia. Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology da ricercatori americani del SWOG Cancer Research Network evidenzia, per le donne, un rischio aumentato anche di gravi eventi avversi conseguenti a immunoterapia e a farmaci a bersaglio molecolare (o target therapy) somministrati per curare un tumore.
La ricerca
Lo studio ha preso in esame i dati di 23.296 pazienti arruolati in 202 studi clinici con diversi trattamenti (chemioterapia, farmaci a bersaglio molecolare, immunoterapia) per differenti tipi di cancro. Complessivamente, gli effetti collaterali severi delle terapie sono risultati più frequenti del 34% nel sesso femminile. Una discrepanza del 49% si è osservata, in particolare, per le pazienti sottoposte ad immunoterapia rispetto agli uomini. Gli autori hanno ipotizzato alcune spiegazioni che possano giustificare la maggiore «sensibilità» delle donne: dal loro modo di percepire e riferire ai medici gli effetti collaterali alla diversa maniera che hanno l’organismo maschile e quello femminile di metabolizzare i medicinali (peraltro la dose viene calcolata sulla base di peso e altezza dei pazienti) fino a una differente somministrazione e aderenza ai trattamenti
Medicina di genere
«Tuttavia, anche la tossicità ematologica, che rappresenta un dato obiettivo, si è maggiormente riscontrata nelle donne – commenta Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. Un ulteriore possibile ruolo può essere rivestito dal microbioma intestinale, che sappiamo essere importante nei pazienti che ricevono immunoterapia, così come il sonno e l’assetto ormonale ad esso connesso. Se le cause restano da chiarire, appare ormai sempre più documentato come il genere rappresenti un fattore di rischio indipendente per la tossicità da trattamento antitumorale. Lo studio impone, quindi, una riflessione sull’importanza della medicina di genere – concude Berardi -. È evidente che oggi più che mai dobbiamo imparare a gestire in maniera personalizzata non solo la malattia oncologica, ma anche la persona, tenendo conto pure delle differenze legate al sesso di appartenenza. In questo senso si sta lavorando anche in ambito interministeriale (Salute e Università) per licenziare quanto prima un Piano Formativo Nazionale per la Medicina di Genere, affinché gli operatori sanitari possano essere formati su questa tematica».
Sex Differences in Risk of Severe Adverse Events in Patients Receiving Immunotherapy, Targeted Therapy, or Chemotherapy in Cancer Clinical Trials
ABSTRACT
PURPOSE
Women have more adverse events (AEs) from chemotherapy than men, but few studies have investigated sex differences in immune or targeted therapies. We examined AEs by sex across different treatment domains.
METHODS
We analyzed treatment-related AEs by sex in SWOG phase II and III clinical trials conducted between 1980 and 2019, excluding sex-specific cancers. AE codes and grade were categorized using the Common Terminology Criteria for Adverse Events. Symptomatic AEs were defined as those aligned with the National Cancer Institute’s Patient-Reported Outcome–Common Terminology Criteria for Adverse Events; laboratory-based or observable/measurable AEs were designated as objective (hematologic v nonhematologic). Multivariable logistic regression was used, adjusting for age, race, and disease prognosis. Thirteen symptomatic and 14 objective AE categories were examined.
RESULTS
In total, N = 23,296 patients (women, 8,838 [37.9%]; men, 14,458 [62.1%]) from 202 trials experiencing 274,688 AEs were analyzed; 17,417 received chemotherapy, 2,319 received immunotherapy, and 3,560 received targeted therapy. Overall, 64.6% (n = 15,051) experienced one or more severe (grade ≥ 3) AEs. Women had a 34% increased risk of severe AEs compared with men (odds ratio [OR] = 1.34; 95% CI, 1.27 to 1.42; P < .001), including a 49% increased risk among those receiving immunotherapy (OR = 1.49; 95% CI, 1.24 to 1.78; P < .001). Women experienced an increased risk of severe symptomatic AEs among all treatments, especially immunotherapy (OR = 1.66; 95% CI, 1.37 to 2.01; P < .001). Women receiving chemotherapy or immunotherapy experienced increased severe hematologic AE. No statistically significant sex differences in risk of nonhematologic AEs were found.
CONCLUSION
The greater severity of both symptomatic AEs and hematologic AEs in women across multiple treatment modalities indicates that broad-based sex differences exist. This could be due to differences in AE reported, pharmacogenomics of drug metabolism/disposition, total dose received, and/or adherence to therapy. Particularly large sex differences were observed for patients receiving immunotherapy, suggesting that studying AEs from these agents is a priority.
